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Archive for the ‘Vin Diesel’ Category

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E via, alziamolo un po’ il livello di questo blog.

Ebbene sì, Xander Cage, campione di sport estremi, riluttante ex agente governativo arruolato segretamente per missioni fuori dal comune, è tornato, e decisamente in grande stile.

Questo terzo capitolo di una saga che pareva morta ancora prima di essersi identificata come tale, non solo non delude ma è parecchio al di sopra delle aspettative.

Ok, la tipologia è sempre quella tecnicamente definibile come tamarrata di alto livello, ma tralasciando le ovvie puntualizzazioni e gli snobismi di genere, va detto che noi xXx si è andati a vederlo perché si vuole bene allo zio Vin, perché si vuole ancora più bene allo zio Dom (Dominic Toretto di Fast&Furious per chi stesse brancolando sperduto nei riferimenti), perché comunque ci si ricordava di Asia Argento nel primo film e anche un po’ perché il nome di Augustus Gibbons vale da solo il prezzo del biglietto. Però, tolte queste dubbie ragioni, le aspettative erano un po’ della serie, speriamo che sia figo ma probabilmente sarà mediocre.

E invece è proprio figo.

Terzo cambio di regia, qui entra in scena D.J.Caruso che, al di là del nome che non si può sentire, risulta particolarmente a proprio agio con la materia e fa una serie di scelte intelligenti che non solo portano alla fine un buon film ma ricompongono i pezzi dei capitoli precedenti dando effettivamente corpo e consistenza a una serie degna di tal nome e, soprattutto, riabilitando anche un po’ il secondo capitolo – quello con Ice Cube – al tempo risultato piuttosto insipido.

Cambia un po’ l’impostazione. Non che prima i toni fossero serissimi ma qui si vira decisamente sull’autoironico, con battute e riferimenti che fioccano a destra e a manca.

Scelta commerciale per richiamare e parodiare i vari gruppi di supereroi fumettosi? Senza alcun dubbio. Ma non per questo meno riuscita.

E proprio sul gruppo si punta, oltre che ovviamente, sul catalizzatore Xander Cage. Creando una cricca di eroi volutamente e ostentatamente fuori dal canone – condizione che è poi una sorta di canone essa stessa, ma va bene così perché, in definitiva, funziona.

Divertente, esagerato (sulle forzature acrobatiche ho avuto solo un paio di perplessità all’inizio, poi tutto sommato l’incredulità rimaneva sospesa senza troppe proteste), e con una trama senza eccessive pretese ma di adeguato supporto all’azione.

Vin Diesel invecchia ma non lo dà troppo a vedere e mantiene bene il tono del personaggio – nel quale, peraltro, porta non pochi tratti del Toretto di F&F – anche se non escludo di essere io a vederceli perché sto riguardando i suddetti F&F per arrivare preparata all’ottavo capitolo e all’entrata in scena di Charlize Theron – cosa sulla quale mi dilungherò prossimamente.

Nel cast, oltre a Samuel L. Jackson – il Gibbons di cui sopra – anche Toni Colette, in un ruolo particolarmente riuscito.

Nel gruppo di questi avengers degli sport estremi, degne di nota sono, manco a dirlo, le due gnocche di turno, che oltre ad essere gnocche sono anche dei personaggi interessanti, Adele (la mia preferita e non solo perché ha i capelli verdi) – Ruby Rose – e Serena – tale Deepika Padukone.

Cinematografo & Imdb.

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E ritorna pure lui.

Il 19 gennaio.

Continuo comunque a preferire Dominic Toretto, ma non disdegno anche questo genere di tamarrata.

Il primo xXx (2002) non era male. Del secondo (xXx2 – The Next Level -2005) non ricordo con quale pretesto avessero sostituito Vin Diesel con Ice Cube ma in ogni caso non deve aver avuto un grande successo visto che per oltre dieci anni non se ne è più sentito parlare.

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Me l’ero perso l’anno scorso quando era uscito al cinema e sono riuscita a recuperarlo l’altro giorno da Fnac. Vabbè, più che recuperarlo me l’hanno praticamente tirato appresso in offerta ad un prezzo stracciato. Avrei dovuto pormi delle domande? Forse. Ma forse anche no.

D’altronde se sono arrivata al sesto è perché ho deciso che tutta una serie di tamarrate non mi disturbano.

Il giudizio generale è: figo. Forse non sarà il migliore della serie ma non tradisce le aspettative.

Il filone di trama principale è consolidato e si mantiene quello. I personaggi sono sempre gli stessi e li si riprende esattamente dove li si era lasciati alla fine del quinto – con forse ancor maggiore coerenza di legame rispetto ad altri capitoli.

Dom e Brian – che nel frattempo ha avuto un figlio da Mia – , al sicuro e al riparo dall’estradizione si stanno godendo la meritata “pensione” quando Hobbs viene a scovarli perché ha bisogno del loro aiuto contro una banda di criminali. Chi glielo fa fare? verrebbe da chiedersi. E in effetti non è che Hobbs disponga di molte carte per smuoverli. L’unica cosa è una foto di Letty, che sarebbe ancora viva e, guarda caso, sarebbe finita proprio nella banda di criminali in questione (e poi si capirà pure il perché).

Sì ok, lo so, mi viene da ridere da sola a raccontare la trama, ma alla fine anche questo è molto coerente con tutti gli altri film. Letty non si capisce mai se ci sarà da un film all’altro e finisce sempre per fare qualche scomparsa o ricomparsa a sorpresa. Secondo me la Rodriguez si piglia male a prendere impegni troppo a lungo termine con la saga.

Anyway. Banda ricomposta con l’aggiunta di Hobbs che dell’Agente ha proprio solo la divisa.

La trama da qui in poi non è esattamente originale – lo era sicuramente di più quella del quinto – ma fila senza intoppi e senza buchi. L’azione è buona come sempre e il presupposto di gnocca&motori che è alla base di tutta la serie non viene disatteso.

Dom questa volta ha un Dodge Charger Daytona del 1969 che a me piace tantissimo anche se è un po’ trattato come il parente povero della Dodge. Fighissime anche la Mustang Boss 429 del 1969, guidata da Roman e la Jensen Interceptor Mark 3 del 1973, guidata da Letty. Una particina anche per una Giulietta dal rosso improbabile verso la fine.

Lin, regista già di Tokyo Drift, del quarto e del quinto, stavolta usa un po’ di più le riprese aeree in circolo sugli inseguimenti e crea alcune scene visivamente bellissime, molto in stile Need For Speed. Le corse sono fatte bene, come sempre, anche se forse alla ventesima inquadratura dei piedi che cambiano sui pedali ci si comincia pure a rompere vagamente i coglioni. Sì, ok, bisogna tenere presente che per gli americani cambiare con un cambio vero è già una roba.

Per il resto, gli attori sono sempre loro, alcuni visibilmente invecchiati, come il povero Paul Walker – scomparso nel novembre scorso – e lo stesso Vin Diesel. Michelle Rodriguez è più magra ma non troppo ed è sempre più bella-brava-tutto (la adoro spudoratamente, in caso non si fosse capito) mentre Jordana Brewster è dimagrita eccessivamente e sembra uno stecco.

Dwayne Johnson è sempre uguale a se stesso e viene il dubbio che sia stato messo lì solo per fare a gara di chi è più grosso nella scena sull’aereo, dove tra lui, Vin Diesel e un altro non meglio identificato cattivone, ci hanno messo in mezzo pure un po’ di wrestling.

Di un buon cinquanta percento di dialoghi (e di copione in generale) si potrebbe tranquillamente fare a meno e Dom in questo ruolo di paladino della famiglia risulta persino un po’ imbarazzante, ma alla fine non ci si fa poi così caso.

Insomma, capitolo di tutto rispetto. Se vi piace il genere vedetelo serenamente.

Chiusura aperta, tanto per cambiare, con una sorpresa che mi ha fatto ridere non poco. Il settimo dovrebbe arrivare già nel 2014 anche se non so bene come risolveranno per il cast.

Cinematografo & Imdb.

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Meglio di quanto mi aspettassi.

Ok, forse viste le misere proporzioni delle mie aspettative non è che ci andasse poi molto a superarle.

Dopo il successo quasi accidentale del primo episodio, Pitch Black (2000) – dovuto principalmente al fatto che Vin Diesel oltre ad essere lo Schwarzenegger della situazione vede pure al buio – elemento che comunque, va detto, si sono giocati bene; e dopo il pretenzioso tentativo delle Chronicles of Riddick (2004) di farne una saga simil Guerre Stellari, dove però la trama scricchiola, le dinamiche interstellari sono viste, straviste e forzate e dove il protagonista tanto è adatto a combattere in stile Rambo quanto poco lo è a fare qualsiasi altra cosa, tanto meno stare a discutere di politica, ecco, dicevo, dopo tutto ciò arriviamo ad un terzo capitolo che ridimensiona decisamente trama e pretese a beneficio dell’unico aspetto essenziale del personaggio e del film ossia l’azione.

I grandi scenari pseudo-politici sono un breve antefatto, una cornice utile solo a spiegare il perché dell’improvviso risveglio di Riddick su un pianeta totalmente ostile. Dopo di che ci possiamo tranquillamente dimenticare delle cronache e delle altre inutili implicazioni.

Con Riddick bloccato sul pianeta e i cacciatori di taglie che arrivano per catturarlo si ricrea il vecchio, semplice ed efficace contesto di una scena chiusa, un’arena dentro la quale resta da studiare quale sarà la prossima mossa di ciascuna delle parti coinvolte.

Classiche dinamiche cacciatore-preda. Classiche situazioni da uno contro tutti dove quell’uno però palesemente spacca il culo a tutti.

Vin Diesel, seppur visibilmente un po’ invecchiato, è ovviamente adatto alla parte e non ha bisogno di esagerarla più di quanto già non faccia la natura stessa del personaggio. L’azione scorre senza infamia e senza lode. Ritmo veloce, qualche tentativo di colpo di scena anche se nella maggior parte dei casi il copione non riserva grandi sorprese.

Bestie a volontà. Possibilmente grosse, bavose, zannute, velenose e letali. Tutte cattive, tranne che per l’unico tentativo di affiancare a Riddick una sorta di animale da compagnia probabilmente con intento umanizzante, non si sa bene se  nei confronti di Riddick o della bestiola.

Anche i personaggi dei cacciatori di taglie sono abbastanza nella media. Ci hanno messo due squadre, giusto per movimentare un po’ la cosa con la rivalità interna. Ci hanno messo un ufficiale con motivi di risentimento personale nei confronti di Riddick, anche se non mi ricordo granché le Cronache per verificare l’effettiva fondatezza di quel risentimento. E poi hanno voluto metterci il personaggio femminile che non fosse la solita gnocca-e-basta e hanno cercato il tipo militare alla Michelle Rodriguez (solo come tipologia, eh, perché esteticamente non c’entrava niente). E fin qui ci poteva anche stare, cliché più cliché meno, fa parte del gioco. Peccato la rovinosa caduta di stile – rovinosa pure per il film che è – di fare delle soldatessa una virago lesbica apparentemente incorruttibile che però dopo due (giuro, due di numero!) battute scambiate con Riddick diventa pronta a farsi rapidamente riconvertire nei suoi orientamenti. Tristezza.

Detto ciò, rimane comunque tranquillamente guardabile.

Cinematografo & Imdb.

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Film Title: Riddick

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L’altra sera lo ridavano per tv e ovviamente non ho potuto astenermi.

Il livello si alza, come potete notare, oh sì.

E poi devo arrivare preparata al sesto, che si sa che qui la trama è tutto.

Scherzi a parte, mi è sempre piaciuta la serie di F&F. E’ tamarra, ma mi pare persino ovvio che lo sia, ed è divertente. Fa quello che ci si aspetta da un film di questo genere e fornisce motori, corse, gnocca, qualche scazzottata, un sottofondo di onore e rispetto che però fortunatamente non si prende troppo sul serio e quindi non risulta molesto. E, almeno all’inizio, non si finiva neanche in situazioni troppo inverosimili. Poi sì, con l’aumentare del numero a fianco del titolo è aumentata discretamente anche l’assurdità di alcune trovate, però nel complesso non è niente che non si possa tranquillamente giustificare.

Adesso so già che finirò per rivedermeli tutti.

Con questo The Fast & The Furious (2001), siamo proprio all’inizio di tutto. Vengono introdotti i personaggi e bene o male chiarite le dinamiche che saranno poi un punto fermo per tutti i film successivi. C’è Vin Diesel nei panni di Dominic Toretto, che qui, oltre ad essere visibilmente più giovane, non era neanche ancora tanto grosso (per quanto possa non essere grosso Vin Diesel, ma vabbè, è relativo). Si vede che all’aumentare del numero del film aumenta anche la circonferenza dei suoi bicipiti perché dal trailer, nel 6 se la gioca tranquillamente con D. Johnson. Anyway, altro protagonista è Paul Walker, nei panni di Brian, che nonostante gli occhi azzurri e il capello biondo – o forse proprio per quelli? – ho sempre trovato piuttosto insipido, anche se il suo personaggio di fatto funziona e il suo aspetto è in qualche modo adatto ad esso. E poi c’è Michelle Rodriguez, Lettie, che invece sarà l’unico personaggio del gruppo a non essere così costantemente presente. Non so se sia dovuto a questioni di contratti o sceneggiature, sta di fatto che in quasi ogni film sembra che debba scomparire del tutto in un modo o nell’altro. E poi salta sempre fuori in quello successivo. Non che mi dispiaccia eh, solo decidetevi, ecco, la tenete o non la tenete. Poi vabbé, c’è Jordana Brewster, Mia, la sorella di Dom, che interpreta la gnocca della situazione e che oltre ai vari F&F non ha fatto molto altro.

Alla regia c’è Rob Cohen, già regista di Dragonheart e poi di XXX, Stealth e dell’ultima Mummia.

La trama non ha pretese di particolare complessità (è quasi una mezza cagata, diciamocelo) ma scorre e non cazzeggia in inutili deviazioni para-sentimentali. E, cosa più importante, le corse e gli inseguimenti sono fatti bene e risultano debitamente adrenalinici.

Sono le macchine le vere protagoniste, e tutti i rituali che ruotano intorno ad esse. Il feticismo del metallo e, più ancora, dei singoli pezzi. E della velocità.

L’evoluzione dei modelli di macchine dal F&F 2001 a quello di oggi è argomento che merita un post a parte, ma nel frattempo non posso non esprimere tutto il mio affetto per il Dodge Charger R/T di Dom nella scena della sfida con la Toyota Supra. Tra l’atro, se non ricordo male, il Charger nel film è presentato come il modello del 1970 rielaborato però su un modello originale del 1969.

Cinematografo & Imdb.

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