Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘L. Wilcox’ Category

5051891039681

Mah, non so.

Da un lato ho sentito parlare talmente male degli ultimi capitoli di Nightmare che mi aspettavo una schifezza colossale.

D’altro canto è pur vero che il livello va calando e quello che ci si ritrova per le mani con il 5° episodio è un tipico horror di serie C da riciclare in terza serata d’estate.

Diciamo che ormai almeno l’età gioca a suo favore.

Stiamo parlando dell’89 e, mal che vada, si indulge con tenerezza sull’ingenuità degli effetti e sugli abbinamenti di colori.

In definitiva non l’ho trovato così terribile. Posso affermare con discreta disinvoltura di aver visto cose di gran lunga peggiori e – aggravante – in tempi decisamente più recenti.

La trama è abbastanza collegata al filone principale e qui si sceglie la carta della rinascita-reincarnazione-possessione-del-nascituro, che non era ancora stata utilizzata e che comunque è un classico.

Freddy, che era stato messo fuori combattimento da Alice (sempre Lisa Wilcox) alla fine film precedente, trova il modo di tornare a infestare incubi e realtà reincarnandosi – sempre per vie oniriche (o almeno così pare) – in una nuova creatura data alla luce sempre da Amanda – la madre che viene introdotta sempre alla fine del quarto – che, per ragioni ancora da chiarire, è incastrata anche lei in una dimensione onirica ed è quindi raggiungibile dal beneamato figliolo.

Ok. Sì. E’ vero. Mi rendo conto anche mentre lo scrivo che a) non si capisce un cazzo e b) anche quel che si capisce è un po’ una cagata. Però a vederlo funziona meglio di quel che sembra a sentirlo.

E sì, non è proprio chiarissimo il passaggio tra Freddy vecchio, il mostriciattolo rinato e il Freddy che fa venire gli incubi al bambino – reale – di Alice, però vabbè, a grandi linee ci sta.

E poi c’è sempre la scusa del sogno, no?

Struttura slasher come sempre, con il gruppetto di amici decimati dagli incubi.

Alla fine il particolare di attribuire gli incubi al bambino che deve ancora nascere non era male e avrebbero pure potuto giocarlo un po’ meglio.

Regia di Stephen Hopkins che, manco a farlo apposta, come dicevo già qualche giorno fa, è proprio adesso nelle sale con Race. Immagino di dover supporre che le sue doti di regista siano migliorate un po’ nel corso dei ventisette anni che lo separano da questo Nightmare, che era poi il suo secondo film.

Per il resto, splatter di bassa qualità – ma questo è comune un po’ a tutta la serie, pessima storpiatura italiana come sempre del sottotitolo – l’originale è The Dream Child e mi sembra più che logico che in italiano diventi Il Mito. Parentesi. In italiano storpiamo i titoli tendenzialmente per spiegarli. Nel caso dei Nightmare quasi tutti i titoli originali erano più esplicativi delle versioni italiane che suppongo volessero essere più evocative, nelle distorte intenzioni di chi li ha scelti, ma, di fatto, sono solo fuori tema. Chiusa parentesi.

Ed ennesima storpiatura della filastrocca di Freddy – anche se su questo dettaglio dovrei andare a confrontare tutte le versioni originali perché qualche dubbio ce l’ho.

Carina la parte del tizio che viene risucchiato dai fumetti.

Da vedere in ogni caso. Per cultura.

Cinematografo & Imdb.

Elm51-1024x576

immagine_nightmare-5-il-mito_13395

immagine_nightmare-5-il-mito_13401

nightmare_5_il_mito_robert_englund_stephen_hopkins_003_jpg_kdxc

nightmare-5-il-mito-recensione-22477-1280x16

Alice_Johnson

vlcsnap-2013-12-14-01h26m21s26

Read Full Post »

download

1988. Quarto capitolo. Regia di Renny Harlin. Tra gli sceneggiatori anche Brian Helgeland che è anche il regista del Destino di un cavaliere oltre che lo sceneggiatore di Mystic River e di altri film degni di nota.

Rientriamo nei ranghi e sputtaniamo il titolo.

Originale: A Nightmare on Elm Street 4 – The Dream Master. Che in effetti è, manco a dirlo, perfettamente calzante per quel che succede nel film.

Versione italiana: Nightmare 4 – Il non risveglio, che, diciamocelo, francamente non vuol dire un cazzo. E suona anche peggio. Sembra una traduzione di google, peccato che non è neanche quella. E oltretutto non c’entra un tubo, visto che si parla per metà film del Signore dei Sogni. Era tanto difficile mettere Il signore dei sogni? Evidentemente.

Comunque. Esaurito il siparietto polemico sul titolo, anche questo film qui non mi ha per nulla delusa. Riparte dai sopravvissuti del terzo e imbastisce una struttura coerente che riutilizza e incastra in modo sensato tutti gli elementi della trama-base della serie.

Kristen – che non è più interpretata da Patricia Arquette ma da Tuesday Knight – continua a soffrire di incubi, e, ogni volta che si spaventa non riesce a controllare le sue capacità e finisce col chiamare nel suo sogno Joey e Kincaid, anch’essi superstiti della puntata precedente. I due ragazzi inizialmente non prendono sul serio Kristen e pensano che i suoi incubi siano solo uno strascico della brutta esperienza vissuta. Kristen però sente che qualcosa non va.

Il cerchio si allarga e così gli incubi, che coinvolgono anche alcuni amici dei tre ragazzi. Viene fuori che, ovviamente, Freddy non era morto come sembrava e che, anche dopo aver esaurito gli oggetti della sua vendetta – essendo ad un certo punto finiti tutti i figli di coloro che lo hanno bruciato – continua ad avere bisogno di nuove vittime.

Anche in questo caso, struttura rigorosamente slasher.

Effettacci nella media della serie, forse qualcuno un po’ più raccapricciante – per esempio quello delle braccia che si spezzano mi ha fatto abbastanza schifo, benché si vedesse la plasticosità lontano un miglio.

Robert Englund sempre sghignazzante e saltellante, con il maglione a strisce che si fa via via meno ampio man mano che gli Ottanta volgono al termine.

Centrale è il personaggio di Alice (Lisa Wilcox – molto bella anche se poi non ha avuto un gran futuro cinematografico), amica di Kristen. Anche lei ha una specie di capacità e, man mano che i suoi amici vengono uccisi lei ne assimila alcune caratteristiche.

Evoluzione classica del personaggio, rifiuto, difesa, attacco. Passaggio da vittima a vendicatrice segnato, nella migliore tradizione Ottanta, dal cambio di abbigliamento e dalla sostituzione degli abiti castamente femminili con jeans, maglietta scollata, giubbottone di pelle oversize e fasce di vario genere a caviglie e polsi, che non guastano mai.

Scontro finale. E vissero/morirono tutti felici e contenti. Fino a che Freddy non si inventerà qualcos’altro per tornare.

Cinematografo & Imdb.

images

images (1)

images (2)

nightmare4joeykincade-the-dream-warrior-ken-kincaid-sagoes-talks-freddy-and-elm-street-jpeg-146730

qp2dc5

7536_4

Alice-Nightmare4

alice5

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: