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Archive for the ‘E. Madrussan’ Category

“L’esigenza di focalizzare l’analisi sulla relazione tra il soggetto e il suo tempo, e tra questo e il tempo vissuto, finisce per farsi urgente. In quest’ottica, per esempio, l’irreversibilità del tempo cessa di essere la condizione rassegnata dell’abitudine per diventare antidoto all’ovvietà di un futuro falso e prevedibile. Così come l’ascolto della parola scritta induce a permanere sull’indecifrabilità dell’io, spostando radicalmente la sua stessa riconoscibilità – la conoscenza di sé – dalla frequentazione della riflessione interiore a quella della distanza da sé.

L’esperienza del mondo ricomincia a riscuotere attenzione, ponendo l’io nella scomoda condizione di rinunciare ad ogni pretesa di dominio. Di più: la tradizionale esperienza dialogica tra io (che scrive) e sé (che giace sulla pagina) viene ad essere sostituita dallo spaesamento prodotto alla vista della loro incongruenza rispetto all’esperienza medesima: che il diario non sia uno specchio è risultato chiaro piuttosto presto alla tradizione intimistica, ma che il diario non possa essere nemmeno il depositario della propria auto rappresentazione è, invece, conquista assai più ardua.

[…]

La relazione stessa, quindi, diventa protagonista della scrittura e della lettura, restituendo alla pratica diaristica il senso della fatica di comprendere, traducendo in diario-praxis – in un diario, cioè, che s’innerva nell’esperienza lasciandola parlare – la quotidianità autoeducativa.

In quanto occasione, il diario-praxis è possibile strumento di decostruzione della separatezza tra ‘fare’ ed ‘essere’.

In quanto sosta, esso ristabilisce la misura della distanza dall’illusione del possesso di sé e dalla supponenza del sapere.”

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