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Archive for the ‘The Giver’ Category

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Tratto dall’omonimo romanzo di Lois Lowry del 1993, questo The Giver portato sullo schermo da Phillip Noyce lascia piuttosto delusi.

Non che mi aspettassi chissà quale capolavoro, però il trailer mi aveva fatto sperare in qualcosetta di più.

E non è neanche il fatto di essere di fronte all’ennesima distopia pseudo-fantascientifica da mondo post-collasso e società spersonalizzata. E’ proprio che manca qualcosa che dia consistenza al tutto.

Non ho letto il libro quindi non so valutare se le pecche siano di trasposizione o, a monte, della storia in sé. Resta comunque il fatto che il film scorre senza infamia e senza lode ma soprattutto senza lasciare quasi traccia di sé nell’emotività dello spettatore.

Non c’è un reale coinvolgimento perché non c’è nessuna reale sorpresa e si capisce fin dall’inizio dove si va a parare.

L’unico elemento che palesemente vuole essere originale è quello della contrapposizione bianco e nero/colore in funzione dell’evoluzione emotiva di Jonas ma, sinceramente, non ho ancora deciso se mi è piaciuto o meno il modo in cui l’hanno utilizzato.

Se dovessi trovare un solo aggettivo per descrivere il tutto, penso che opterei per banale. Banale nella strutturazione di questa società asettica e anaffettiva. Banale nel proporre la costruzione di regole e gerarchie viste e riviste senza un minimo di rielaborazione. Banale nella crudeltà di questa società metaforicamente e realmente grigia e altrettanto banale nella presunta potenza salvifica di ciò che ci rende umani.

Il concetto di fondo dell’importanza e della natura intrinsecamente potente dei ricordi è buono, ma avrebbe potuto (e dovuto) essere sfruttato meglio. Quella che il donatore deve trasmettere a Jonas è una memoria molto più emotiva che storica in senso stretto, proprio per rafforzare la tesi che il grande patrimonio dell’umanità è costituito dalle sue imprese emozionali. Peccato però che questo concetto non venga quasi sviluppato in alcun modo.

Anche la parte dell’azione di Jonas vera e propria risulta troppo compressa e poco articolata.

Nel cast spiccano ovviamente Meryl Streep, in una parte che le avrà richiesto un impegno di poco superiore a quello per uno spot delle cialde del caffè, e Jeff Bridges, bravissimo, che fa rendere al massimo il suo ruolo di donatore a dispetto della debolezza di tutto il resto.

C’è anche Katie Holmes in una parte piuttosto antipatica.

Nella versione italiana il termine Memories viene tradotto sempre come Memorie invece che come ricordi e devo ancora capire se anche per il libro era stata fatta questa scelta o se è la solita preferenza per il termine meno comune al fine di accentuare la percezione straniante dell’ambito fantascientifico.

Morale. Non brutto ma tranquillamente perdibile.

Cinematografo & Imdb.

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Nelle sale a settembre.

E niente, sto per migrare in quel di Milano per il concerto dei Placebo, ergo, capirete che le mie facoltà mentali sono ormai disperse e io non sono in grado di postare molto più che qualche trailer tra oggi e domani.

Oddio, se volete posso sempre lanciarmi in articolati sproloqui su come penso si abbiglierà il Molko, ma temo che farei un picco di accessi tanto l’argomento è interessante e non potrei gestirlo.

Ok, la smetto di dire minchiate. Era ironico, in caso non si fosse capito. Di quell’ironia che solo-i-fan-dei-Placebo ma vabbè.

Dovrei ricomparire con discorsi di senso più o meno compiuto (ossia con la review del concerto – quella vi tocca, mettetevi l’anima in pace) intorno a giovedì.

Sempre se nel frattempo non sono stata trattenuta da eventi imprevisti che – volendo escludere la fuga col frontman che al momento risulta vagamente improbabile dati gli impegni di quest’ultimo – vanno dallo schiacciamento in transenna all’arresto per stalking ai tizi dello staff.

Ok. Vado.

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