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Archive for the ‘M. Rodriguez’ Category

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Me l’ero perso l’anno scorso quando era uscito al cinema e sono riuscita a recuperarlo l’altro giorno da Fnac. Vabbè, più che recuperarlo me l’hanno praticamente tirato appresso in offerta ad un prezzo stracciato. Avrei dovuto pormi delle domande? Forse. Ma forse anche no.

D’altronde se sono arrivata al sesto è perché ho deciso che tutta una serie di tamarrate non mi disturbano.

Il giudizio generale è: figo. Forse non sarà il migliore della serie ma non tradisce le aspettative.

Il filone di trama principale è consolidato e si mantiene quello. I personaggi sono sempre gli stessi e li si riprende esattamente dove li si era lasciati alla fine del quinto – con forse ancor maggiore coerenza di legame rispetto ad altri capitoli.

Dom e Brian – che nel frattempo ha avuto un figlio da Mia – , al sicuro e al riparo dall’estradizione si stanno godendo la meritata “pensione” quando Hobbs viene a scovarli perché ha bisogno del loro aiuto contro una banda di criminali. Chi glielo fa fare? verrebbe da chiedersi. E in effetti non è che Hobbs disponga di molte carte per smuoverli. L’unica cosa è una foto di Letty, che sarebbe ancora viva e, guarda caso, sarebbe finita proprio nella banda di criminali in questione (e poi si capirà pure il perché).

Sì ok, lo so, mi viene da ridere da sola a raccontare la trama, ma alla fine anche questo è molto coerente con tutti gli altri film. Letty non si capisce mai se ci sarà da un film all’altro e finisce sempre per fare qualche scomparsa o ricomparsa a sorpresa. Secondo me la Rodriguez si piglia male a prendere impegni troppo a lungo termine con la saga.

Anyway. Banda ricomposta con l’aggiunta di Hobbs che dell’Agente ha proprio solo la divisa.

La trama da qui in poi non è esattamente originale – lo era sicuramente di più quella del quinto – ma fila senza intoppi e senza buchi. L’azione è buona come sempre e il presupposto di gnocca&motori che è alla base di tutta la serie non viene disatteso.

Dom questa volta ha un Dodge Charger Daytona del 1969 che a me piace tantissimo anche se è un po’ trattato come il parente povero della Dodge. Fighissime anche la Mustang Boss 429 del 1969, guidata da Roman e la Jensen Interceptor Mark 3 del 1973, guidata da Letty. Una particina anche per una Giulietta dal rosso improbabile verso la fine.

Lin, regista già di Tokyo Drift, del quarto e del quinto, stavolta usa un po’ di più le riprese aeree in circolo sugli inseguimenti e crea alcune scene visivamente bellissime, molto in stile Need For Speed. Le corse sono fatte bene, come sempre, anche se forse alla ventesima inquadratura dei piedi che cambiano sui pedali ci si comincia pure a rompere vagamente i coglioni. Sì, ok, bisogna tenere presente che per gli americani cambiare con un cambio vero è già una roba.

Per il resto, gli attori sono sempre loro, alcuni visibilmente invecchiati, come il povero Paul Walker – scomparso nel novembre scorso – e lo stesso Vin Diesel. Michelle Rodriguez è più magra ma non troppo ed è sempre più bella-brava-tutto (la adoro spudoratamente, in caso non si fosse capito) mentre Jordana Brewster è dimagrita eccessivamente e sembra uno stecco.

Dwayne Johnson è sempre uguale a se stesso e viene il dubbio che sia stato messo lì solo per fare a gara di chi è più grosso nella scena sull’aereo, dove tra lui, Vin Diesel e un altro non meglio identificato cattivone, ci hanno messo in mezzo pure un po’ di wrestling.

Di un buon cinquanta percento di dialoghi (e di copione in generale) si potrebbe tranquillamente fare a meno e Dom in questo ruolo di paladino della famiglia risulta persino un po’ imbarazzante, ma alla fine non ci si fa poi così caso.

Insomma, capitolo di tutto rispetto. Se vi piace il genere vedetelo serenamente.

Chiusura aperta, tanto per cambiare, con una sorpresa che mi ha fatto ridere non poco. Il settimo dovrebbe arrivare già nel 2014 anche se non so bene come risolveranno per il cast.

Cinematografo & Imdb.

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L’altra sera lo ridavano per tv e ovviamente non ho potuto astenermi.

Il livello si alza, come potete notare, oh sì.

E poi devo arrivare preparata al sesto, che si sa che qui la trama è tutto.

Scherzi a parte, mi è sempre piaciuta la serie di F&F. E’ tamarra, ma mi pare persino ovvio che lo sia, ed è divertente. Fa quello che ci si aspetta da un film di questo genere e fornisce motori, corse, gnocca, qualche scazzottata, un sottofondo di onore e rispetto che però fortunatamente non si prende troppo sul serio e quindi non risulta molesto. E, almeno all’inizio, non si finiva neanche in situazioni troppo inverosimili. Poi sì, con l’aumentare del numero a fianco del titolo è aumentata discretamente anche l’assurdità di alcune trovate, però nel complesso non è niente che non si possa tranquillamente giustificare.

Adesso so già che finirò per rivedermeli tutti.

Con questo The Fast & The Furious (2001), siamo proprio all’inizio di tutto. Vengono introdotti i personaggi e bene o male chiarite le dinamiche che saranno poi un punto fermo per tutti i film successivi. C’è Vin Diesel nei panni di Dominic Toretto, che qui, oltre ad essere visibilmente più giovane, non era neanche ancora tanto grosso (per quanto possa non essere grosso Vin Diesel, ma vabbè, è relativo). Si vede che all’aumentare del numero del film aumenta anche la circonferenza dei suoi bicipiti perché dal trailer, nel 6 se la gioca tranquillamente con D. Johnson. Anyway, altro protagonista è Paul Walker, nei panni di Brian, che nonostante gli occhi azzurri e il capello biondo – o forse proprio per quelli? – ho sempre trovato piuttosto insipido, anche se il suo personaggio di fatto funziona e il suo aspetto è in qualche modo adatto ad esso. E poi c’è Michelle Rodriguez, Lettie, che invece sarà l’unico personaggio del gruppo a non essere così costantemente presente. Non so se sia dovuto a questioni di contratti o sceneggiature, sta di fatto che in quasi ogni film sembra che debba scomparire del tutto in un modo o nell’altro. E poi salta sempre fuori in quello successivo. Non che mi dispiaccia eh, solo decidetevi, ecco, la tenete o non la tenete. Poi vabbé, c’è Jordana Brewster, Mia, la sorella di Dom, che interpreta la gnocca della situazione e che oltre ai vari F&F non ha fatto molto altro.

Alla regia c’è Rob Cohen, già regista di Dragonheart e poi di XXX, Stealth e dell’ultima Mummia.

La trama non ha pretese di particolare complessità (è quasi una mezza cagata, diciamocelo) ma scorre e non cazzeggia in inutili deviazioni para-sentimentali. E, cosa più importante, le corse e gli inseguimenti sono fatti bene e risultano debitamente adrenalinici.

Sono le macchine le vere protagoniste, e tutti i rituali che ruotano intorno ad esse. Il feticismo del metallo e, più ancora, dei singoli pezzi. E della velocità.

L’evoluzione dei modelli di macchine dal F&F 2001 a quello di oggi è argomento che merita un post a parte, ma nel frattempo non posso non esprimere tutto il mio affetto per il Dodge Charger R/T di Dom nella scena della sfida con la Toyota Supra. Tra l’atro, se non ricordo male, il Charger nel film è presentato come il modello del 1970 rielaborato però su un modello originale del 1969.

Cinematografo & Imdb.

The-Fast-And-The-Furious-2

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