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Archive for the ‘E venne il giorno’ Category

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E’ un periodo strano. Ho tantissime cose di cui vorrei parlare, film che ormai dovrò rivedere perché è passato già troppo tempo e libri che aspettano pazienti in qualche torre improvvisata e precaria. E non riesco a rispettare un programma neanche per sbaglio.

E poi sono anche di un umore strano.

E sono giunta alla conclusione che una delle cose che ultimamente mi infastidisce di più nella gente è la mancanza di entusiasmo. Non importa per cosa. L’incapacità di esaltarsi per qualcosa. L’omologazione di qualsiasi reazione emotiva in un appiattimento privo di picchi significativi. In entrambi i sensi. Perché non sta bene neanche disperarsi.

Poi io ho un’emotività completamente sfasata, questo è noto, per cui non faccio testo, però l’apatia mi fa decisamente orrore.

Anyway. Il film, che son quasi le due e anche se domani non si lavora perché qui a Torino è festa, mi sembra un’ora onesta per decidermi a darmi una mossa.

E venne il giorno, (2008), è l’ultimo film di Shyamalan che io ricordi effettivamente come tale. E mi è piaciuto veramente molto, nonostante l’accoglienza tiepida-tendente-al-freddo che gli hanno riservato pubblico e critica.

Rientra perfettamente in quel discorso che facevo qualche post fa di come questo regista si cimenti di volta in volta in generi che vanno di moda al momento – anche se il distopico da pandemia ormai è praticamente un evergreen piuttosto che una moda – e li rielabori in modo quanto meno inaspettato.

Gli elementi tradizionali ci sono tutti. L’evento catalizzatore della prima manifestazione di qualcosa che non va. Una sostanza diffusa nell’aria annulla il basilare istinto di conservazione dell’uomo e provoca invece impulsi suicidi. Episodi sempre più frequenti. Notizie discordanti. E’ un atto terroristico o c’è qualcos’altro?

Gruppo di protagonisti in fuga. Al centro una coppia (Mark Wahlberg e Zooey Deschanel). Insieme a loro, un amico (John Leguizamo) con la sua bambina.

Tutto come al solito, insomma. Con la differenza che è il modo in cui tutti questi elementi vengono gestiti a creare una distanza tra questo film e il filone cui pure appartiene.

Tanto per cominciare non ci sono grandi scene di massa. Non ci sono particolari effetti speciali – che normalmente sono il pane dei film di questo tipo. Sì, c’è un’attenzione visiva per i suicidi improvvisati che però è volta più a suscitare una reazione empatica di orrore per il significato del gesto che non per l’atto in sé. Gli svariati commenti su una presunta virata stilistica di MNS in direzione splatter lasciano abbastanza il tempo che trovano. Ci sono due o tre scene esplicite ma quelle veramente terribili si intuiscono solo. Lo splatter è un’altra roba. Attenzione visiva, dicevo, che è prima di tutto costruzione estetica delle scene di follia. Una per tutte, la sequenza degli operai che si suicidano buttandosi dal tetto è bellissima e terribile, perfetta in ogni dettaglio, dalla luce alla musica, per creare un fortissimo senso di malessere.

Anche la fuga dei protagonisti è canonica solo in superficie. Non ha un vero senso e lo sanno anche loro. E’ molto forte l’ambivalenza di significato che ruota intorno al protagonista e al complicato equilibrio con sua moglie. E’ una fuga da se stessi in cerca di una spiegazione che forse non c’è o più probabilmente non capiranno mai del tutto.

Finale arbitrario ma proprio per questo coerente con il presupposto.

L’ultima scena dei due protagonisti conferma in via quasi definitiva l’approccio metaforico mentre l’ultima scena del film è un tributo ai finali aperti dei classici del genere.

Ripeto, a me è piaciuto parecchio. E l’ho trovato terribilmente inquietante in questa sua apparente delicatezza. Ti suggerisce un orrore profondo, derivante dalla consapevolezza di non avere un nemico da combattere. Non c’è nessuno che vuole uccidere nessuno. Sono tutti soli contro se stessi.

Per certi versi è geniale.

Cinematografo & Imdb.

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