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Archive for the ‘Skin’ Category

 

Primo singolo da Anarchytecture, il nuovo album in uscita il 15 gennaio.

 

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Probabilmente farò tardi a lavoro ma questo post va fatto e ieri sera ero troppo stordita per dire qualcosa di sensato. Non che il mattino sia esattamente il mio momento migliore ma tant’è, adattiamoci.

L’attesa. Perché rispetto a quello che c’è stampato sul mio biglietto son cambiati gli orari e io ovviamente non me ne sono accorta. Tutto spostato di un’ora. Suppongo per il caldo, o per aspettare che il centro commerciale si svuoti.

Il posto non mi piace e non mi piace neanche che abbia una capienza estremamente limitata, ma questo ha i suoi lati positivi e appena entrata sono tipo in quarta fila, con il palco praticamente attaccato alle transenne.

Dei Blastema avevo una pessima opinione prima di arrivare lì e continuo ad averla tuttora con maggior cognizione di causa, ma alla fine ho applaudito pure loro perché il ruolo degli opener è figo e allo stesso tempo triste, perché nessuno è lì per sentire loro. Oltretutto, ieri sera la maggior parte del pubblico non sapeva neanche chi fossero e nello scoglionamento generale per l’attesa continuavano a gridargli di andare a casa. Ok, sì, non mi sarebbe dispiaciuto che accogliessero il suggerimento, ma resta una cosa che secondo me non si fa.

E poi i tecnici sul palco a tirare via gli strumenti degli opener e a preparare tutto per loro.

E io che continuavo a far foto a tutto quello che mi capitava a tiro (compresa una bottiglietta di coca cola col mio nome, ma questa ve la risparmio).

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E il buio. E l’impazienza. Cominciano tutti a chiamarli. E il caldo che in certi momenti è veramente soffocante. E le prove dei riflettori che aumentano ancora di più il caldo.

E loro che arrivano. E il primo momento in cui ho sempre paura che questa sarà la volta buona che mi schiacciano e tanti saluti.

E la sua voce che ti arriva come uno schiaffo.

La. Sua. Voce.

E il suo vestito – che viene il dubbio che il ritardo sia dovuto all’installazione di un impianto di refrigerazione al suo interno perché come fa a sopportarlo? Poi per fortuna il pezzo sopra se ne va.

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E lei che si avvicina subito al bordo del palco e si sporge e sorride quel suo sorriso divertentissimo e contagioso. E i suoi occhi sono lì su di noi. E ci guarda davvero. E ride. E salta. E si diverte. E non importa che quello che ha davanti non sia uno stadio pieno ma solo una misera area concerti di un centro commerciale di periferia. E’ qui per divertirsi con noi.

Skin ha un modo di stare sul palco che veramente merita di essere visto live.

E si avvicina di nuovo. Mi sembra dopo I believed in you che hanno fatto come terzo brano. E io per un attimo penso ai video dei live in cui si butta sul pubblico e faccio appena in tempo a pensare ma-no-figurati che lei si butta davvero. Anzi, più che altro si sdraia delicatamente sulle mani alzate e io non ho neanche ancora capito cosa è successo che mi trovo con una mano sulla sua nuca e i suoi capelli che mi passano sopra la testa. E poi vedo il suo corpo che ritorna verso le transenne e scende di nuovo sul palco. Con una leggerezza che conferma tutte le mie ipotesi sul fatto che lei venga da un altro pianeta.

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Neanche due brani dopo, su Weak, lei è i nuovo lì che si sporge. Si guarda intorno come a dire mi tenete vero? Continua a cantare e sale in piedi sulla folla che la tiene su. E cammina per un po’ così. Continuando a cantare, senza mai un cedimento o una sbavatura nella voce, come se non stesse facendo fatica. Prende tantissime delle mani che sono tese verso di lei, un po’ anche per tenersi in equilibrio. A un certo punto sono rassegnata al fatto che non so bene come ne uscirò ma fa lo stesso perché ho una mano sulla sua caviglia intanto che mi sta passando sopra e siamo tutti lì che la teniamo su. Motivo per cui, tra l’altro, di questi momenti non ho delle foto. Vedo poi se riesco a recuperarne in giro.

Poi lei ritorna sul palco e io ritorno a respirare. A parte il caldo credo di essermene proprio dimenticata per un po’. Ero troppo impegnata a guardarla, a sentire la sua voce al di là del microfono. A pensare che è vero, è alta, statuaria, ma è magra, quasi sottile. I suoi polsi sono fini, le mani delicate. Ha un viso a volte da bambina e allo stesso tempo c’è una forza incredibile che emana da lei. Un carisma potente.  E se ancora avessi avuto bisogno di una prova al riguardo c’è stato il finale.

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Brani nuovi, parecchi. Il delirio su Spit You Out. Brani vecchi. Hedonism che la urlano pure i sassi e io che quasi quasi ci piango un po’ su.

E poi escono. E ritornano. E You’ll Follow Me Down. E lei che gioca con la sua voce e tu che canti con lei anche se ovviamente nessuno riesce davvero a cantare le sue canzoni.

E poi ancora un brano. E lei che chiede qualcosa del tipo “ma se io vengo giù will you take care of me?”

A quel punto io sono un po’ più indietro perché un paio di poghi e di ondate mi hanno allontanata però sono comunque centrata davanti a lei e questo si è rivelato un gran bene.

Ci chiede di sederci a terra. Ci mettiamo un po’ a capire cosa vuol fare ma poi ci sediamo tutti.

Lei scende giù e cammina verso il centro del pubblico. Qualcuno prova ad alzarsi ma lei dice di stare giù e, per favore, “do not touch the artist”, e se lei ti chiede una cosa è difficile che qualcuno non obbedisca. Il carisma di cui sopra. O non so cos’altro. Quella roba lì.

Arriva davanti a me e per tipo due minuti sono stata accucciata sotto di lei, mentre lei chiedeva di smetterla di guardare la vita attraverso un fucking mobile phone ma di vivere davvero il momento.

E io che le ho sfiorato un polso.

E che quasi mi dimenticavo di fotografarla perché era troppo bello vederla così.

E la tutina che indossava che, vista da vicino è risultata essere completamente trasparente dietro, con la curiosa conseguenza che quando si è girata ho avuto una precisa visione del suo fondoschiena – perfetto come tutto il resto, bisogna pur dirlo.

E la faccia del tizio vicino a me, che quasi fotografavo lui perché faceva morire dal ridere tanto gli occhi gli sporgevano fuori dalle orbite.

E riprende a cantare e per un paio di volte ci fa alzare in piedi di colpo per saltare insieme a lei e poi ci fa sedere di nuovo. E siamo tutti lì che pendiamo dalle sue labbra e non c’è bisogno di security né di altro perché nessuno fa cazzate. Nessuno ci prova neanche.

Ecco, con tutte le mie costanti riserve sul pubblico medio e il mio fastidio generalizzato per la massa – ché deve ancora nascere il pubblico che mi vada bene – ho apprezzato fin quasi alle lacrime l’enorme rispetto che tutti hanno dimostrato, l’attenzione a non urtarla, la delicatezza nel farla passare. *momento di commozione finito prego rinfoderare i kleenex*

E va ancora avanti, fin quasi oltre la metà del pubblico. E poi chiede un ponte di mani per tornare al palco.

Incredulità. Lo fa davvero?

Sì. Lo fa davvero.

Sale su. E rotola sulle mani per tutta la distanza che ha percorso. Senza peso.

E torna sul palco con la sua grazia innaturale. Ed è sempre perfetta, come se non avesse neanche caldo, come se non facesse fatica a fare niente.

Gran concerto. Nonostante le mie riserve sulla location marginale e sull’acustica dozzinale – che a volte sentivo le vibrazioni degli ampli che cercavano di sconfiggere definitivamente la resistenza dei miei timpani.

Grande performace live. Sono davvero una band che bisogna vedere dal vivo.

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Stasera Skunk Anansie. Per essere che ho comprato i biglietti con ostentata nonchalance, al momento sono piuttosto impaziente. Per la serie son passata dal sì-bè-giusto-perché-sono-vicino-a-casa all’omg-devo-assolutamente-farmi-una-foto-con-Skin. Cosa che sicuramente mi riuscirà, visto il mio recente successo di stalkeraggio ai danni dei Muse *prende a testate il tavolo*

Se a questo si aggiunge il fatto che venerdì arriva pure Jònsi con i suoi Sigur Ròs penso che la prossima settimana la mia emotività si metterà in mutua a tempo indeterminato.

E se oltre a tutto ciò riesco pure a convincere la rete di essere residente in Australia/Usa/Canada per riuscire a beccare il nuovo singolo dei Placebo – Loud Like Love – posso decisamente essere soddisfatta della mia settimana.

Poi. Fa caldo, che è cosa buona e giusta dato che siamo quasi ad agosto e non mi sto lamentando, non fraintendiamoci, solo che sotto effetto della calura il mio cervello tende a comportarsi come un randomizzatore di minchiate, quindi ecco a voi il prossimo capolavoro di Michael Bay.

No, ecco, scherzi a parte, è piuttosto fuori genere per essere un film di Bay. Non che il suo sia mai stato cinema d’autore, ma di solito punta sugli action più tradizionali. Va detto che già dal trailer è parecchio a rischio demenziale, ma ho fiducia nel fatto che dietro la macchina da presa c’è comunque un minimo di mestiere e davanti il cast è sufficientemente maturo da impiegare quella cosa misteriosa che si chiama ironia. Staremo a vedere.

Se stasera riesco a fare qualche foto decente (e se non vengo relegata in punti lontanissimi dal primo pogo e se non vengo arrestata per aver cercato di eliminare i Blastema) domani seguirà post.

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Ho i biglietti, ho i biglietti! 😀

Non era in programma ma vengono proprio a Torino e non posso perdermi l”occasione di vedere lei dal vivo.

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