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Archive for the ‘1952’ Category

Non c’era un posto libero a nessuno dei lunghi tavoli, e sempre più gente arrivava e rimaneva in attesa oltre le barriere di legno di fianco alla cassa. Chi già si era procurato il vassoio con il cibo si aggirava tra i tavoli in cerca di uno spazio dove potersi infilare, o di un posto che qualcuno stesse per lasciare libero, ma invano. Rumori di piatti, sedie, voci, stropiccio di piedi, e il bra-a-ac dei cancelletti girevoli, si fondevano, nella stanza dalle nude pareti, nel fragore di un’unica, enorme macchina.

Therese mangiava nervosamente, l’opuscolo “Benvenuti al Frankenberg” davanti, appoggiato a una zuccheriera. Aveva già letto lo spesso libretto durante la settimana, nel primo giorno di corso di addestramento, ma non aveva nient’altro con sé da leggere, e lì in mensa sentiva il bisogno di concentrarsi su qualcosa. Così tornava a informarsi sui vantaggi per le ferie, le tre settimane di vacanza accordate a chi lavorava da quindici anni da Frankenberg, e intanto mangiava il piatto caldo speciale del giorno: una grigiastra fetta di roast-beef con una palla di purea di patate coperta di un sugo marroncino, un mucchietto di piselli e un po’ di radicchio dentro una vaschetta di carta. Tentava di immaginare come dovesse sentirsi chi aveva lavorato per quindici anni nei grandi magazzini Frankenberg, e scopriva di non riuscirci. A chi aveva “venticinque anni di anzianità” spettavano quattro settimane di vacanza, diceva l’opuscolo. Inoltre, il Frankenberg, forniva un campo per i vacanzieri estivi e invernali. Dovrebbero avere anche una chiesa, pensava, e un ospedale per le partorienti. Il grande magazzino era organizzato un po’ come una prigione, e l’atterriva talvolta il pensiero di farne parte.

Girò rapidamente alcune pagine e vide in grossi caratteri neri attraverso ben due fogli: “E TU sei ‘materiale’ per Frankenberg?”

Lanciò un’occhiata verso le finestre al di là dello stanzone e cercò di pensare a qualcos’altro. Il bel maglione norvegese rosso e nero che aveva visto da Saks e che avrebbe forse comperato a Richard per Natale, se non fosse riuscita a trovare per venti dollari un portafoglio migliore di quelli che aveva visto. Alla possibilità di andare in macchina coni Kelly fino a West Point, la successiva domenica a vedere una partita di hockey. Il finestrone quadrato al di là della stanza faceva pensare a un dipinto di…Chi era? Mondrian. Un piccolo riquadro di vetro, nell’angolo, aperto verso un cielo bianco. Che specie di scenario si poteva mai creare per una commedia che avesse luogo in un grande magazzino? Ecco che ripiombava lì.

Patricia Highsmith, Carol, 1952

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