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Archive for the ‘A. Serkis’ Category

locandina

Stacchetto di inizio post che non c’entra niente col film.

Entrare in una Feltrinelli con la risoluta intenzione di comprare n. DUE libri. Uno è il romanzo di Franzoso da cui hanno tratto Hungry Hearts e di cui parlavo l’altro giorno. L’altro è Maze Runner – Il labirinto, di Dashner, il cui film deve uscire il 24 settembre.

Uscire dalla Feltrinelli medesima con n. TRE graphic novels, UN dizionario dell’horror, TRE romanzi, UNA raccolta di racconti e la trilogia completa di Maze Runner perché se prendo il primo con copertina rigida non posso aspettare a prendere gli altri due. Finisce che trovo poi solo più l’edizione in brossura ed è noto che poche cose mi disturbano come le trilogie/saghe in edizioni disomogenee.

Prima o poi arriva il momento in cui si deve riconoscere di avere un problema, nel frattempo qui ci sono i nuovi arrivi.

Per la cronaca. Il tizio in cassa, con lungimiranza esemplare, ha ritenuto saggio darmi un solo sacchetto. Che ovviamente ha ceduto dopo pochi metri, facendo sì che io rientrassi in ufficio abbracciata al mio prezioso bottino, dando così l’impressione di essere andata a far la spesa in West Virginia più che essere andata a comprare dei libri.

Sempre per dovere di cronaca, va detto che ho dimostrato a) flemma esemplare nell’astenermi dall’esprimere il mio disappunto con modi e termini degni di portuale incazzato (probabilmente anche grazie al benefico influsso di Peeping Tom che mi risuonava nelle orecchie e che ha sempre l’effetto di mettermi in pace col mondo); e b) un’insolita prontezza di riflessi nell’afferrare i libri prima che si sparpagliassero a terra. Per la serie. Essere nerd e possedere una coordinazione psico-motoria E’ possibile.

Bon. Fine dello stacchetto e del momento di dubbio autocompiacimento.

Il film.

Prendete Avatar (per ottenere il quale avrete già a suo tempo lasciato debitamente riposare Pocahontas sotto un panno umido).

Sostituite gli omini blu con le scimmie.

Aggiungeteci un pizzico di distopia post-virale.

Agitate il tutto con qualche esplosione.

Servite caldo.

Che se appena si raffredda e uno ci pensa troppo su rischia di prevalere il retrogusto di stantio.

Seriamente.

Mah.

Questo sono andata a vederlo perché ad agosto nelle sale non c’era veramente una mazza d’altro.

E no. Hercules non era un’alternativa.

Anche questo è un sequel ma io l’ho scoperto solo dopo averlo visto.

Mi spiego. Dal trailer avevo avuto sentore che fosse collegato a qualcosa ma non avevo capito a cosa. Sicuramente non all’originale del 1968. E neanche al quello di Tim Burton del 2001.

Sta di fatto che la questione non mi ha turbata più di tanto e sono andata a vederlo senza indagare oltre.

In realtà è il seguito del film di Wyatt del 2011, L’alba del pianeta delle scimmie, che a suo tempo non avevo visto perché trovavo che queste benedette scimmie stessero cominciando un po’ a stancare.

A mia discolpa, devo dire però che la confusione della cronologia non è solo colpa dei miei neuroni ma anche delle solite traduzioni a cazzo dei titoli:

2011 L’alba del pianeta delle scimmie – in originale Rise of the Planet of the Apes,

2014 Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie – in originale Dawn of the Planet of the Apes.

Deve essere andata più o meno come per i titoli della serie di Die Hard che sono tutti sfasati nelle traduzioni e non si capisce un tubo dell’ordine.

In ogni caso, Apes Revolution si guarda tranquillamente anche come film a sé stante. I riferimenti al passato si capiscono e non presuppone necessariamente che si conoscano in modo approfondito gli eventi del primo capitolo.

Per il resto, come si sarà intuito, non sono rimasta particolarmente entusiasta. Un po’ perché, ad essere sincera, a me, di questa distopia scimmiesca è piaciuta davvero soltanto la prima versione del ’68. Già la versione di Burton mi aveva annoiata parecchio.

E poi perché è, di fatto, l’ennesimo film un po’ inutile.

Non si può dire che sia fatto male. Non ha buchi di trama o pecche particolarmente evidenti. E non è neppure noioso in senso stretto.

E’ solo che è tutto come deve essere. Come ci si aspetta che sia. Le cose vanno esattamente come ci sia aspetta che vadano e le situazioni che si creano tra i personaggi si capiscono con giusto quella mezz’ora di anticipo che rende assolutamente vuoti di significato i concetti suspense e coinvolgimento.

Conquistati e conquistatori. Buoni e cattivi da entrambe le parti. Progresso e distruzione. Politica corrotta e sincera umana collaborazione. La pace è possibile. La guerra non è necessaria. Eppure è inevitabile.

Volutamente ostentata e simbolica la confusione finale, con il mescolarsi di uomini e scimmie su tutti e due i fronti.

Non annoia, dicevo, ma non prende neanche. Almeno per quel che mi riguarda. Si rimane lì ad osservare ma non si è mai sorpresi di nulla. E’ un susseguirsi di situazioni da manuale. I cattivi hanno una profondità appena accennata e il pathos dei buoni e misuratamente lacrimevole.

Le scimmie sono ben fatte e Cesare, il capo, è modellato su Andy Serkis.

Tra gli umani ci sono Gary Oldman (sprecato per la verità) e Jason Clarke che è vero che è bravo e ha fatto Zero Dark Thirty ma a me proprio non riesce a piacere.

Decisamente non credo che mi precipiterò a vedere un eventuale terzo capitolo.

Cinematografo & Imdb.

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