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Archive for the ‘The Desolation of Smaug’ Category

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Non so bene da che parte prenderla, questa desolazione di Smaug.

Non lo so perché mi è piaciuto e non mi è piaciuto allo stesso tempo. Perché ci sono troppi aspetti contrastanti. Perché, davvero, forse Jackson nella foga di metterci tutto ha finito col metterci troppo.

Che nel libro de Lo Hobbit non ci fosse materiale sufficiente per tre film – e oltre tutto tre film da quasi tre ore l’uno – era chiaro fin dall’inizio. Così come il fatto che la nuova trilogia fosse – se proprio non vogliamo usare il termine di operazione commerciale – un inevitabile prodotto della scia di entusiasmo lasciata dal Signore degli Anelli. E tuttavia, con il primo capitolo ci si lasciava coinvolgere dalla speranza che, tutto sommato, potesse decollare, avesse un’effettiva ragione di esistere. Con il primo Hobbit si aveva la sensazione di tornare a casa, tornare in posti familiari, di cui si sentiva la mancanza. E questo, unito alla realizzazione, come sempre grandiosa, faceva un po’ dimenticare gli inevitabili scogli di trama destinati ad emergere.

Con questo secondo capitolo cominciano a farsi sentire gli effetti collaterali dell’eccessiva lunghezza.

Si passa dalla fedeltà maniacale al testo – che aveva connotato il capitolo precedente – alla divagazione per testi tolkeniani paralleli al fine di arricchire la trama, cercare altro materiale, arrivare alla fine di queste tre ore, insomma.

E se questa poteva essere un’operazione discutibile ma ancora accettabile da un punto di vista meramente filologico, quello che invece disturba parecchio è l’introduzione di elementi nuovi di cui assolutamente non si sentiva la necessità.

Viene riesumato Legolas – fondamentalmente in osservanza della terza legge di Hollywood in base alla quale un film senza un figo non avrà mai un vero successo – contentino per la fanbase improvvisata del film e ignara delle origini cartacee, e probabilmente anche per il povero (si fa per dire) Orlando, che non ha poi lavorato granché dopo la Terra di Mezzo.

Non contento di ciò, Jackson introduce anche un’elfa assolutamente inventata di sana pianta – variazione femminile della terza legge di cui sopra – palesemente aspirante-clone di Arwen – come personaggio – e, come se non bastasse, coinvolta in un doppio flirt con Legolas e con il più carino dei nani – risaliamo così alla seconda legge di Hollywood, un film senza una storia d’amore non va da nessuna parte.

E se pure sono contenta di rivedere in giro Evangeline Lilly, superstite di Lost e sempre bellissima, la porcata di trama, in questo caso, la maldigerisco proprio.

Poi, per carità, non si può proprio dire che sia un brutto film, sia chiaro.

E’ divertente, è spettacolare, è tecnicamente impeccabile sotto tutti i punti di vista – compreso un 3D molto ben sfruttato. Solo che non coinvolge neanche lontanamente come Il Signore degli Anelli.

Lo guardi, dici wow, passi oltre. Non ti resta dentro.

I combattimenti sono troppo lunghi. Non sono noiosi, ma sono obiettivamente troppo lunghi, perfetti esercizi di stile. Divagazioni di uno che, comunque sia, ha mestiere, anche quando cazzeggia, ma pur sempre quello, divagazioni per dilatare il tempo.

Meraviglioso Smaug. Quel drago è veramente un capolavoro. Così come tutta la sequenza finale è una delle meglio costruite del film.

E se, nella versione italiana, il nuovo doppiaggio di Gandalf con la voce di Gigi Proietti mi disturba abbastanza perché ho troppo presente la persona del doppiatore, la voce di Luca Ward per Smaug è meravigliosamente calzante.

Morale. Andate a vederlo perché comunque merita.

Però Il Signore degli Anelli era decisamente un altro pianeta. Aveva un altro valore.

Il Signore degli Anelli ha di fatto ricreato i canoni del fantasy in ambito cinematografico. Lo Hobbit è una variazione sul tema.

Cinematografo & Imdb.

Lo Hobbit - La Desolazione di Smaug

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12 Dicembre 2013

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