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Archive for the ‘La notte del giudizio’ Category

Ritorniamo alle buone abitudini.

Questo arriva in Italia il 21 aprile.

Prima di dire qualsiasi cosa, si prega di ricordare che io (insieme al regista e ad un altro paio di persone in tutto) avevo adorato il primo Cloverfield.

Questo esce il 12 maggio.

E sì, c’è Maggie dei Walking Dead.

Questo arriva il 28 luglio e spero tantissimo che abbiano continuato sulla scia del secondo, che era veramente ben fatto, meglio del primo.

E poi c’è questa cosa qui…

Cell

Che non si capisce quando debba uscire ma promette bene. Negli USA è previsto per il 2016 e da noi forse se ne parla a inizio 2017.

Tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King. Il cast replica il binomio riuscito di 1408 con John Cusack e Samuel L. Jackson.

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…aka cose che poi uno è contento di tornare a dormire in un bilocale.

Sto cercando di rientrare nello stato d’animo adatto a parlare di questo film ma per dovere di cronaca va detto che sono piuttosto distratta dal ritorno dei Placebo live ieri in Corea e sto esasperando il Tubo, tumblr e qualunque altra cosa mi capiti a tiro in cerca di foto/video/cose.

Ma scusa, allora perché non fai un post sul ritorno dei Placebo e basta?

Uh, guarda chi si sente. Ma non eri in vacanza?

Sono tornata giusto in tempo direi, visto il calo vertiginoso del livello qua sopra.

Sono commossa da tanta gentilezza.

E quindi?

Quindi parlo del film sennò non la smetti più.

In un’America di un futuro non troppo lontano (2022), la disoccupazione è pressoché ridotta a zero, l’economia prospera e la criminalità è sporadica. Il miracolo della società perfetta è stato compiuto dai Nuovi Padri Fondatori con l’introduzione di un rituale molto semplice, lo Sfogo annuale (Purge in originale). Per una notte all’anno tutto è permesso. Qualsiasi reato. Omicidio compreso. Tutto è legale. Niente polizia, niente autorità. Niente ospedali.

Questo il presupposto – di per sé forse non originalissimo, quanto meno a livello concettuale, ma dalle ottime potenzialità.

L’ambientazione specifica.

Famiglie ricche, un quartiere altolocato. Gente che ha abbastanza soldi per non aver bisogno di sfogarsi e per difendersi. Gente che si permette di appoggiare con magnanima condiscendenza la misura adottata dal sistema perché può seguire la notte dello Sfogo su un maxischermo, dietro saracinesche blindate che proteggono le proprie ville.

James Sandin (Ethan Hawke), addirittura, i sistemi di difesa li progetta e li vende. E’ il numero uno nel suo campo, motivo per cui la sua casa è anche tra le più grandi del quartiere. La sua è la classica famiglia americana modello. Bella moglie, una figlia adolescente e problematica, un figlio più piccolo incarnazione del piccolo genio nerd. Tutto perfetto. Tutto pulito. Tutto sicuro.

Finché una serie di eventi imprevisti e (forse) imprevedibili non danno il via ad un crollo a catena di tutte le presunte certezze.

Lo Sfogo non è più solo in tv.

L’evento scatenante è un’iniziativa del ragazzino che apre momentaneamente le barriere della casa per dare rifugio ad uno sconosciuto che chiede aiuto perché inseguito da un branco di giovani assassini in cerca di purificazione. Il branco rivuole la sua preda. Scopre dove si è nascosta e comincia l’assedio della casa.

Se a livello di sceneggiatura alcune cose avrebbero potuto essere migliorate o quanto meno più curate – ci sono un paio di cadute un po’ grossolane sulla faccenda della corrente staccata (ma porca miseria in America hanno generatori per qualsiasi cosa!) e sui movimenti degli aggressori all’interno della casa – dal punto di vista delle dinamiche comportamentali dei personaggi il risultato è davvero eccellente.

Viene reso benissimo il senso di disorientamento provocato dalla situazione in persone che probabilmente in vita loro non hanno mai affrontato niente di più spaventoso di una multa per divieto di sosta. Persone che hanno vissuto in un mondo ovattato, in un certo senso fuori dalla realtà e che di colpo si trovano catapultate in qualcosa che pensavano di aver correttamente inquadrato nei loro schemi mentali ma che nella realtà reale è tutta un’altra storia.

Ci sono certezze che crollano e priorità sballate.

Si assiste a crollo graduale, progressivo e parallelo delle certezze della famiglia Sendin come delle difese della loro casa.

Ci sono comportamenti sbagliati, goffi, irrazionali. C’è la cattiveria immediata legata al puro istinto di sopravvivenza a scapito di tutto e di tutti.

C’è il basso più basso dell’essere umano che viene fuori, anche dove poi si affaccia la possibilità di un atto di coscienza. Di una scelta consapevole oltre l’istinto.

Data una certa situazione, messi in determinate condizioni, gli esseri umani, tutti, indistintamente, tirano fuori la Bestia che è in loro. La scelta viene dopo. Se viene. E comunque resta il momento in cui la Bestia è uscita. E il fatto che si dovrà convivere con il ricordo di quel momento. Con la consapevolezza di essere stati in grado di fare ciò di cui non ci si sarebbe mai ritenuti capaci.

In questo La notte del giudizio è fatto veramente bene.

Poi ci sono anche tutta una serie di aspetti più standard che comunque sono ben gestiti. E’ vero che il gruppo di ragazzi ricchi in cerca di Sfogo ricorda tantissimo i drughi di Arancia Meccanica ma non escluderei che la cosa sia esplicitamente cercata. E comunque le maschere che indossano sono parecchio inquietanti.

Le dinamiche di intrusione in casa e le sequenze di caccia al buio sono discretamente adrenaliniche e un paio di accidenti come si deve me li sono presa.

Enorme quantità di riferimenti alle idiosincrasie e alle turbe sociopatiche tipicamente americane – l’America è effettivamente l’unico posto dove una cosa del genere risulti se non possibile quanto meno plausibile. Le contraddizioni, la fondamentale ipocrisia di fondo di un sistema portato fino ai suoi paradossali estremi.

Da vedere. Avevo qualche timore in quanto ennesimo film low-budget con aspirazione ad essere un cult, ma merita davvero.

Regia di James DeMonaco.

Cinematografo & Imdb.

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