Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘La festa dell’insignificanza’ Category

710ybAou2lL__SL1485_

Allora. Procuratevi ortaggi e disponetevi al lancio perché mi accingo a dire cose poco adatte.

Milan Kundera è un pilastro. Un valore letterario consolidato e indiscutibile. E su questo non ci piove.

Però, ogni tanto, il dubbio di esser presi per il culo ti viene per forza.

Che poi anche detta presa per il culo sia un ulteriore espediente letterario, ergo sia studiata, voluta, misurata mi può stare anche bene e non faccio fatica a crederci. Come esprimere il valore dell’insignificanza meglio che con una storia che, di fatto, non ha una reale struttura di significato?

Resta il fatto che il succo non cambia poi molto.

Questa Festa dell’insignificanza, per certi versi mi ricorda un po’ Memoria delle mie puttane tristi di Màrquez. E’ ovvio che non si può dire che sia privo di valore ma è una via di mezzo tra un passatempo e un’autogratificazione. Dietro c’è la consapevolezza di chi scrive che, qualunque cosa uscirà dalla sua penna, sarà lodata, considerata, analizzata. E quindi perché non approfittarne con uno sforzo relativamente esiguo?

Poi, ripeto, questo non significa che siamo di fronte all’improvvisazione del primo sconosciuto, però questo libriccino mi ha lasciato una sensazione di incompiuto e di affrettato.

C’è un po’ tutto Kundera con le sue ossessioni e le sue forme.

Il romanzo non-romanzo con la trama esile e i personaggi che non entrano mai veramente nella storia ma restano come sulla soglia, indecisi se agire davvero o se immaginare la loro azione. Non sanno neanche loro se preferiscano vivere la loro vita o continuare a raccontarla.

Piani narrativi sovrapposti e incrociati. Lo spettro del male novecentesco incarnato in Stalin che aleggia su tutto, fa da filo rosso, ma, al tempo stesso, non è altro che una grottesca marionetta nella rappresentazione di aneddoti altrettanto grotteschi e meschini.

E le ossessioni, dicevo. Prima fra tutte quella del corpo. Il corpo con il suo mistero di erotismo e riproduzione che sono al tempo stesso elementi complementari e conflittuali. Come conflittuali e ambigui diventano la maternità e l’essere figli. L’ossessione del corpo che questa volta si concentra nell’ombelico (nella Lentezza,se non sbaglio, il punto cruciale era il buco del culo), punto di contatto ma anche di separazione. Legame e vincolo. Simbolo sottovalutato di erotismo ma anche della perdita della propria natura divina.

E la festa. La festa che non decolla, così come la trama non prende mai davvero forma ma resta sospesa come la piuma che vaga leggera e senza una logica e attira su di sé l’attenzione degli invitati.

Non so. Non mi è dispiaciuto ma mi ha lasciato dei dubbi. Non ultimo quello che Kundera abbia giocato un po’ sporco e un po’ troppo facile, pescando a piene mani dal repertorio della sua filosofia letteraria e rielaborando – neanche poi troppo – elementi già ampiamente sfruttati e approfonditi negli altri suoi romanzi.

Come dire che non c’è un reale passo avanti nel panorama della sua opera letteraria ma soltanto una specie di giravolta sul posto. Aggraziata, curiosa, accattivante, ma pur sempre ferma sul posto.

L’insignificanza, amico mio, è l’essenza della vita. E’ con noi ovunque e sempre. E’ presente anche dove nessuna la vuole vedere: negli orrori, nelle battaglie cruente, nelle peggiori sciagure. Occorre spesso coraggio per riconoscerla in condizioni tanto drammatiche e per chiamarla con il suo nome. Ma non basta riconoscerla, bisogna amarla, l’insignificanza, bisogna imparare ad amarla.

 

Annunci

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: