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Archive for aprile 2011

Normalmente diffido di quelle fascette apposte sulla sovraccoperta dei libri che strillano elogi e proclamano esordi sensazionali. Normalmente diffido delle fascette e basta, ma questo è ancora un altro discorso. E, a dirla tutta, spesso non si tratta di diffidenza ma di autentica repulsione, come quando vedo cose tipo “I libri preferiti di Bella e Edward” su Cime tempestose o “Il libro che ha lanciato il Grande Fratello” su 1984, o “Un esordio senza precedenti” sull’ennesimo parto adolescenziale (ma meglio ancora se pre-adolescenziale) in stile fanta-harmony.

Comunque. Ritornando al punto, questo non significa che scarti automaticamente i libri fascetta-muniti, semplicemente mi limito a considerarli e esaminarli come se ne fossero privi.

Ergo, nonostante il lancio da best-seller dell’anno (ancora più che delle Fascette diffido delle Classifiche) stampato nero su giallo, non ho comprato Topi di Gordon Reece – illustratore e autore per ragazzi – in cerca della Rivelazione Letteraria.

Mi incuriosiva la trama e mi incuriosiva – come al solito – il fatto che fosse un primo romanzo. Appurato poi che l’esordiente in questione ha anche più di quattordici anni…perchè no?

Il risultato è che mi sono trovata incollata alle pagine e nel giro di pochi giorni ho letteralmente ingurgitato l’intera vicenda dei due topi protagonisti.

Madre e figlia. Vittime, anche se in modi diversi, della crudeltà della vita, ma soprattutto della crudeltà delle persone. Tradite entrambe da ciò in cui avevano fiducia. Spaventate e traumatizzate, trovano un posto isolato, un cottage, una nuova casa, una tana, un rifugio lontano da tutto, dove leccarsi le ferite e provare a ricominciare di nascosto, come topi, appunto, strisciando rapidamente lungo il battiscopa, cercando di non attirare l’attenzione dei gatti. Sempre in agguato.

Ma. Quando entrambe le donne sembrano aver recuperato un po’ di serenità, una notte un ladro si introduce in casa loro.

Cosa succede se il topo attacca il gatto?

Cosa succede si i topi non scappano più ma inseguono il gatto?

Cosa cambia nella vita del topo dopo che ha scoperto di poter affrontare il gatto?

Cosa diventa allora il topo?

Un susseguirsi serrato di colpi di scena che tiene veramente col fiato sospeso; che non ti molla finchè non arrivi all’ultima pagina. Un bell’esempio di storia pura.

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…ci sono più bevitori di birra che acquirenti d’arte contemporanea, è un fatto. p. 72

Ho sempre avuto un debole per le cose fuori moda.

Spostarsi a cavallo.

Scrivere con inchiostro e pennino.

Sarà forse per questo che l’idea di una corrispondenza cartacea – una corrispondenza vera, fisica, tangibile – riesce ad esercitare appieno su di me tutto il suo fascino.

La lettera di carta conserva una traccia fisica di chi la scrive: ne conserva l’impronta nella calligrafia, ne conserva l’odore, ne conserva forse testimonianze inconsapevoli, un angolo spiegazzato, una macchia di caffè, una bruciatura di sigaretta. E’ un pezzo di una persona che attraversa il mondo per raggiungerne un’altra. Che a sua volta si trova chiamata allo stesso tipo di “donazione”.

L’epistola di carta è l’altro che entra fisicamente in casa tua ed esige che tu faccia altrettanto.

Visto sotto questo aspetto lo scambio epistolare è una faccenda terribilmente seria.

Anche se davvero adoriamo l’altro, non siamo pronti ad averlo in casa nostra. p. 54

Ed è indubbiamente con grande serietà che l’affronta Amélie – questa volta personaggio, oltre che voce narrante – quando trova, tra le innumerevoli missive dei suoi ammiratori, la lettera di Melvin Mapple.

Melvin è un soldato americano a Baghdad. Melvin è obeso.

L’obesità di Melvin diventa il fulcro dello scambio tra lui e Amélie: essa è una condizione così tipicamente americana eppure sta paradossalmente minacciando proprio una delle immagini in cui l’America ama tanto riflettersi, vale a dire quella del soldato-eroe-portatore-di-pace. In una sorta di contrappasso estremizzato per assurdo si insinua la visione di un enorme organismo che si auto-divora, destinato ad essere sconfitto dalla propria voracità.

A dispetto della sua naturale reticenza, Amélie si ritrova molto coinvolta in questa bizzarra amicizia, finchè un giorno, di punto in bianco, Melvin sparisce. Niente più lettere. Niente più risposte. Niente più tracce della sua presenza a Baghdad.

Ad Amélie non resta quindi altra scelta che mettersi a cercarlo.

La truffa, come il violino, esige la perfezione. p. 99

L’aggettivo surreale non è di certo una novità per chi voglia parlare dei libri di Amélie Nothomb, ma in questo caso si trova ad essere – se possibile – ancora più appropriato.

Complice sicuramente il fatto che la scrittrice parla di sè in prima persona e racconta la vicenda come un qualcosa di realmente accaduto, diventa praticamente impossibile distinguere cosa è reale e cosa non lo è: tutto è ugualmente plausibile e inverosimile, possibilissimo eppure assurdo.

L’ironia pungente e spassosa che domina tutto il libro non risparmia niente, nè gli stereotipi pseudo-culturali, nè i risvolti patologici dei rapporti sociali, dei rapporti con l’altro, con una forma di vita che fisicamente ci invade con la sua presenza – cartacea o militare che sia.

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