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Archive for the ‘F. Luchini’ Category

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Xavier Racine è un Presidente di Corte d’Assise dai modi bruschi e dalla reputazione temibile. Ha fama di essere un giudice inflessibile e di infliggere sempre condanne molto severe.

Non si lascia avvicinare, non socializza, ha modi che, da fuori, somigliano un po’ alla misantropia.

E adesso ha pure una bella influenza che, se da un lato lo rende ulteriormente irritabile, dall’altro è una comoda scusa per tenere ancora più a distanza il prossimo.

Comincia un nuovo processo e la giuria popolare viene estratta a sorte.

Niente di nuovo finché il caso non sceglie il nome di Ditte Lorensen-Coteret.

Xavier tradisce un momento di incertezza, un’ombra passa sul volto impassibile e segue la donna con lo sguardo mentre attraversa l’aula per prendere posto.

Il processo comincia e il caso che prende forma attraverso le testimonianze è una brutta vicenda che riporta forti e identificabili gli echi di fatti di cronaca noti e fin troppo reali e uguali a se stessi.

La storia si sdoppia e mentre da un lato la vicenda legale si sviluppa, dall’altro seguiamo Ditte, in compagnia degli altri membri della giuria, e seguiamo Xavier. Che, più o meno maldestramente, segue Ditte.

Si conoscono. O magari si sono conosciuti in un altro momento della loro vita e quello tra Xavier e Ditte è un incontro strano, una storia che prende forma al contrario.

Sicuramente meno commedia di quanto il trailer non voglia far apparire, La corte è un film curato, delicato e toccante. Divertente e malinconico. Molto umano e ricco di spunti interessanti.

Luchini è ottimo come sempre, con quella sua espressività ridotta all’osso e quei suoi occhi che da soli recitano battute intere.

Consigliato.

Cinematografo & Imdb.

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« L’Hermine » un film de Christian Vincent

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"L'Hermine" de Christian Vincent

“L’Hermine” de Christian Vincent

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Venerdì sera si è aperta la 32a edizione del Torino Film Festival. Discorso iniziale di Emanuela Martini e collegamento in differita con Los Angeles per ascoltare il messaggio registrato da Paolo Virzì, a quell’ora in volo di rientro dopo la presentazione del suo ultimo film per le candidature agli oscar.

Trailer rappresentativi delle varie sezioni del festival, ringraziamenti di rito agli ospiti presenti – tra cui Lansdale che però non sono riuscita ad intravedere neanche per due secondi – e infine presentazione del film d’apertura con la regista, Anne Fontaine (quella, tra le altre cose, del bellissimo Coco avant Chanel).

Il video completo dell’inaugurazione lo trovate in fondo al post.

 

Nel 2010 Stephen Frears porta sullo schermo Tamara Drew, trasposizione dell’omonima graphic novel di Posy Simmonds. Nel ruolo della protagonista, Gemma Arterton.

Quattro anni dopo, nel 2014, la Arterton ritorna a vestire i panni di un altro personaggio tratto proprio dalla Simmonds, Gemma Bovery.

Gemma è inglese, giovane, bella, e sembra sempre essere un po’ altrove. Lei e il marito, Charles, si trasferiscono in un grazioso paesino della Normandia e il loro arrivo è destinato a turbare irrimediabilmente la tranquillità di Martin, panettiere del paese, rifugiatosi anni prima nella quiete della campagna francese.

Martin ha una grande passione per la letteratura e, in particolar modo, pare ossessionato dalla Madame Bovary di Flaubert. E’ quindi inevitabile che i nomi della giovane coppia lo gettino di colpo in uno stato di esaltazione.

Martin vede Emma Bovary in Gemma e cerca dappertutto i segni che rendano chiaro che la ragazza inglese è destinata a ripercorrere le orme della sua antenata letteraria.

Gemma, dal canto suo, non ha mai letto Flaubert, e ascolta i discorsi di Martin con niente di più di un’educata curiosità.

Prende così vita una commedia dai toni agrodolci, a tratti persino un po’ surreali, dove, per nient’altro che un susseguirsi di casualità lo sviluppo della vicenda sembra ricalcare gli avvenimenti principali del romanzo ottocentesco.

Nei panni di Martin c’è uno strepitoso Fabrice Luchini con la sua espressività tragicomica e il suo sguardo stralunato che rende perfettamente la dimensione assurda della vicenda.

Anche Gemma è molto adatta e molto credibile nel ruolo di questa nuova improbabile ed inconsapevole eroina casualmente tragica e romantica.

Nell’insieme Gemma Bovery è una commedia garbata e adorabile, come solo le commedie francesi sanno essere. Con quell’umorismo cinico che è al tempo stesso feroce e spassosissimo a poco a poco sfata il mito dell’eroina letteraria a favore di una sua versione moderna, decisamente più prosaica e dissacrante.

L’origine britannica di Gemma e Charles fa sì che il film, in lingua originale, sia diviso tra inglese e francese, il che, oltre a riflettere la duplice origine del soggetto, con la Simmond e la Fontaine, nonché del cast stesso, fornisce lo spunto per alcune situazioni linguistiche che temo rischino un po’ di perdersi nel doppiaggio.

Da vedere.

Cinematografo & Imdb.

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GEMMA BOVERYRéalisé par Anne Fontaine

E il video completo dell’inaugurazione.

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E ci siamo.

Oggi – cioè ieri visto che il post esce di mercoledì anche se sto scrivendo ancora di martedì – è stato presentato il programma del Torino Film Festival 2014.

Che essendo il TORINO film festival è ovviamente stato presentato prima a Roma e solo in tardo pomeriggio si son degnati di fare la conferenza stampa qui. Una conferenza stampa peraltro utilissima, dato che tutto quello che doveva essere annunciato era già online dall’una circa, con tanto di prevendite aperte.

Ma vabbè, non voglio cominciare a far polemica prima ancora dell’inizio, tanto più che, al di là dei paradossi organizzativi, il programma pare interessante.

Allora.

QUI il programma completo.

Film d’apertura Gemma Bovery, con Gemma Arterton e Fabrice Luchini. Regia di Anne Fontaine che lo presenterà venerdì 21 alla serata inaugurale all’Auditorium Giovanni Agnelli al Lingotto.

Anche l’ultimo di Woody Allen, Magic in The Moonlight, confermato in anteprima per il festival.

Il trailer del film di chiusura di Vallèe lo trovate tra i post della scorsa settimana, nel frattempo segnalo anche Cold in July tratto dall’omonimo romanzo di Joe R. Lansdale e diretto da Jim Mickle.

Se gli dei saranno propizi e i miei orari pure, nelle prossime settimane seguiranno altri aggiornamenti, segnalazioni e vaneggiamenti vari sull’evoluzione del Festival.

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Altro connubio cinema-teatro. Altra bella sorpresa da un film visto un po’ per caso.

Gauthier Valence (Lambert Wilson) è un attore che gode di una discreta notorietà grazie ad una fiction televisiva.

Serge Tanneur (Fabrice Luchini) è un ex attore di teatro ritiratosi da tutto ormai da qualche anno e rifugiatosi in semi-isolamento in un paesino sull’île de Ré.

Un giorno Gauthier si presenta da Serge e gli propone di ritornare in teatro e di lavorare con lui alla messa in scena del Misantropo di Moliére.

Serge rifiuta categoricamente. Gauthier insiste e poi si arrende. Serge tentenna. Gauthier ritenta. Serge acconsente a fare qualche giorno di prove, solo loro due. Se la cosa funziona se ne può parlare.

Entrambi vogliono fare Alceste. Se la giocano. Faranno a testa o croce e interpreteranno a turno Alceste e Filinto.

Comincia così un gioco delle parti in cui si alternano la recitazione di brani del Misantropo e i dialoghi altrettanto serrati tra i due amici di vecchia data. E se, da un lato, entrambi entrano sempre di più nei panni dei personaggi dell’opera, dall’altro si affacciano in superficie scorci sempre più ampi del loro passato. Rancori nascosti e mai sopiti riemergono, invidie, scorrettezze, i motivi che hanno portato Serge a scegliere l’isolamento e Gauthier ad andarlo a cercare. Insoddisfazioni, ripicche e meschinità in quella che diventa a poco a poco una strampalata versione di un moderno misantropo.

A bilanciare e sconvolgere al tempo stesso l’improbabile equilibrio dei due attori si aggiunge Francesca (Maya Sansa) scorbutica italiana in fase di divorzio.

Ironico, divertente, di quell’umorismo che solo i francesi; brillante, intelligente.

Attori bravissimi. Una piccola e aggraziata commedia agrodolce del regista Philippe Le Guay, che ha preso spunto dalla sua esperienza personale, quando andò a trovare Luchini, ritiratosi a sua volta in una sorta di esilio sulla costa atlantica.

Da vedere.

Cinematografo & Imdb.

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