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Archive for the ‘H. Grant’ Category

Cloud-Atlas-poster

Uscita dell’Uci Cinema Lingotto (Torino), Interno 8Gallery, Sera.

Una tizia palesemente in ritardo per qualcosa si precipita fuori dal cinema e si fionda dentro l’antistante Feltrinelli dove punta una commessa e con occhi lucidi e arrossati bofonchia qualcosa che probabilmente alla malcapitata suona come

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Dato lo sguardo vacuo della commessa, la tizia ritiene sia il caso di schiarirsi la voce, dimenticarsi per un attimo il corso intensivo di dizione-Bellamy a cui si sta sottoponendo in vista di futuri eventi musicali e provare a scandire.

Sto cercando il libro da cui è tratto cloud atlas

Al che la commessa capisce, sfodera un odioso sorrisetto condiscendente del tipo gioia-penserai-mica-di-essere-l’unica e con malcelata soddisfazione comunica che è finito.

Morale della favola. Causa ristampa in occasione dell’uscita del film la tizia deve ancora riuscire a mettere le mani sul libro in questione (David Mitchell, 2004) e da una settimana sta presidiando svariate librerie in attesa di intercettarne la consegna. Quando riuscirà nel suo intento, probabilmente recensirà anche il libro. Per ora si deve limitare al film.

Our lives are not our own. From womb to tomb, we are bound to others. Past and present. And by each crime and every kindness, we birth our future. 

Sei diversi momenti nello spazio e nel tempo.

Metà Ottocento. Su una nave in viaggio dalle isole del Pacifico verso San Francisco.

Anni Trenta – Scozia – il momento della composizione di The Cloud Atlas Sextet

Anni Settanta – California

2012 – Inghilterra

2144 – Nuova Seoul

2300 – Oltre il futuro

Sei diverse storie e sei diversi intrecci di personaggi e vicende.

A rendere chiara fin da subito la connessione tra tutte le narrazioni è il fatto che i personaggi, nelle varie epoche, sono interpretati sempre dagli stessi attori (il cast – nel quale troviamo, Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Susan Sarandon, Hugh Grant, tanto per dirne alcuni – è relativamente limitato in proporzione alla quantità di ruoli). A questo si unisce tutta una serie di particolari, di dettagli che, seppur in forme diverse, ricorrono ad incarnare fisicamente, in ogni momento storico, la realtà di un legame con tutto ciò che è stato e tutto ciò che seguirà.

Fear, belief, love phenomena that determined the course of our lives. These forces begin long before we are born and continue after we perish. 

I fratelli Wachowski (Matrix) e Tom Tykwer (Profumo), tornano nelle sale con un lavoro senz’altro ambizioso ma anche estremamente valido.

Cloud Atlas è un film molto articolato ma non contorto. Se anche all’inizio si ha una sensazione di spiazzamento dovuta ai repentini salti spazio-temporali, non ci si mette molto ad abituarsi ai cambi di storie e personaggi e subentra anche la curiosità di riconoscere gli attori, sotto i vari travestimenti. Dal punto di vista della trama è sicuramente più complicato da spiegare che non da seguire perchè alla fine tutte le storie coinvolgono e in tutte le storie si ha la chiara consapevolezza del legame con tutte le altre.

E poi è un film di una bellezza disarmante. Bellezza visiva di scenari e ambientazioni, da quelle storiche a quelle nel futuro. Bellezza narrativa, che non si riesce a descrivere semplicemente parlando della trama e delle sue implicazioni perchè suona banale. Di per sè, il concetto di una connessione superiore al di là e al di sopra dello spazio e del tempo, unito all’idea che le conseguenze delle nostre azioni non sono limitate all’ambito delle nostre esistenze in quanto parte di un quadro generale più ampio, ecco, questi concetti non sono nuovi di per sè. Ma sono raccontati con estrema delicatezza, rappresentati, nelle diverse storie, in modo tale da renderne tutta la potenza emotiva.

Mi dispiace un po’ la totale esclusione dagli oscar. Come dicevo all’inizio, non ho letto il libro ma, a naso, una candidatura come miglior sceneggiatura non originale non sarebbe stata immeritata.

Una curiosità. A chi ha visto Matrix sicuramente non può sfuggire l’autocitazione (parecchio esplicita in verità) verso la parte finale in Nuova Seoul.

Bellissimo. Da vedere, da vedere e ancora da vedere.

And all becomes clear. Wish I could make you see this brightness. Don’t worry, all is well. All is so perfectly, damnably well. I understand now, that boundaries between noise and sound are conventions. All boundaries are conventions, waiting to be transcended. One may transcend any convention, if only one can first conceive of doing so. Moments like this, I can feel your heart beating as clearly as I feel my own, and I know that separation is an illusion. My life extends far beyond the limitations of me. 

Un’ultima cosa. La tematica di realtà diverse e lontane nello spazio e nel tempo ma indissolubilmente legate tra loro, il ripetersi di elementi uguali eppure diversi che incarnano questi legami e, soprattutto, il modo in cui tutto ciò è stato rappresentato mi ha ricordato tantissimo Gli dei di pietra di Jeanette Winterson. Mentre ascoltavo le parole di Sonmi continuavo a sentire anche le parole di Spike.

Ogni cosa porta per sempre in sè l’impronta di ciò che è stato prima. 

Questo è un universo quantico […] non è né casuale, né predeterminato. Ogni secondo dischiude una nuova possibilità. Tutto quello che puoi fare è intervenire.

Cinematografo & Imdb.

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