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Archive for the ‘Metafisica dei tubi’ Category

“Alla lista infinita dei quesiti umani senza risposta bisogna aggiungere questo: cosa passa per la testa dei genitori ben intenzionati quando, non contenti di farsi delle stranissime idee sui figli, prendono delle iniziative al posto loro?

Si chiede di solito alle persone che cosa volevano diventare quando erano piccoli. Nel mio caso è più interessante rivolgere la domanda ai miei genitori: la sequenza delle loro risposte dà un’idea precisa di quello che non ho mai voluto diventare.” p. 102.

 Nell’attesa di avere finalmente per le mani l’ultimo libro, mi sono intrattenuta con uno dei titoli più famosi di Amélie.

Dire che è geniale, ironico, surreale e così via ha persino un che di risaputo data l’autrice ma è un fatto che Metafisica dei tubi è geniale, ironico, surreale e così via. Riassumerne la trama, dire che l’autrice racconta i suoi primi anni di vita trascorsi in Giappone dove il padre era console del Belgio è limitativo e decisamente non rende l’idea. Non è che esattamente Amélie racconti. Piuttosto fa quello che le riesce meglio. Si appropria delle cose e dei fatti e li restituisce totalmente trasfigurati. Un’operazione straniante con un risultato divertentissimo. In certi momenti esilarante.

 “Da troppo tempo esiste un’immensa setta di imbecilli che oppongono sensualità e intelligenza. E’ un circolo vizioso: si privano della voluttà per esaltare le proprie capacità intellettuali, ottenendo come unico risultato quello di esserne impoveriti. Diventano sempre più stupidi, il che li convince di essere brillanti – e sì, perchè non c’è niente di meglio della stupidità per credersi intelligenti.

Il diletto rende umili e colmi di ammirazione nei confronti di ciò che l’ha reso possibile; il piacere sveglia lo spirito spingendolo alla virtuosità e alla profondità. E’ una magia talmente potente che, in mancanza di voluttà vera e propria, la sola idea è già sufficiente. Dal momento che esiste questa nozione, l’essere può ritenersi salvo. E la trionfante frigidità, invece, è condannata alla celebrazione del suo proprio niente.

Nei salotti si incontrano persone che si vantano, a voce alta e convinta, di essersi private per venticinque anni di questa o quella delizia. Si incontrano anche grandissimi idioti che si gloriano di non ascoltare musica, di non aprire mai un libro o di non andare mai al cinema. Ci sono anche quelli che sperano di suscitare ammirazione per la loro assoluta castità. Dopotutto è giusto che se ne vantino: non avranno altre soddisfazioni nella vita.” p. 30.

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