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Archive for the ‘T. Robbins’ Category

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Iris continua nella sua rassegna su Sean Penn – che è riuscita a rappresentare un motivo valido persino per farmi disertare Top Gear – e quindi continuo anch’io.

Mystic River (2003). Il che vuol dire che stasera scomodiamo anche Clint Eastwood in uno dei suoi film migliori in assoluto. Era parecchio che non lo rivedevo ma ricordavo perfettamente la sensazione di pugno nello stomaco che ti resta mentre scorrono i titoli di coda – e che gli dei conservino a lungo Iris, che è uno dei pochi canali televisivi che non taglia via i titoli di coda, amen.

Tre ragazzini uniti e divisi da un evento traumatico che segna indelebilmente le loro esistenze.

Tre uomini, a distanza di venticinque anni. Conducono vite separate. Non sono più realmente amici ma continuano ad essere legati ad un livello profondo, viscerale. Una nuova tragedia arriva a sconvolgere le loro esistenze e fa emergere di colpo la solidità – nel bene e nel male – di quel legame.

Non posso dire molto di più sulla trama perché rischierei di rovinarne la costruzione perfetta. Ogni singolo passaggio è un tassello che aggiunge nuove prospettive e nuovi elementi a vicende e personaggi, fino ad un finale tra i più crudeli che io ricordi.

Mystic River è un film bellissimo e spietato.

E’ un film che scava in profondità nella psiche e nelle dinamiche dell’elaborazione del dolore e del trauma. Negli equilibri che si creano nei rapporti interpersonali. Nell’imperscrutabilità dei legami.

Sul cast non so veramente da che parte cominciare perché non c’è un solo attore che non sia perfetto per il ruolo che interpreta né un solo personaggio che non sia reso in modo impeccabile.

Sean Penn, Jimmy, (Oscar 2004, miglior attore protagonista), forte, solitario, crudele e debole. Un personaggio che di sicuro non si può definire positivo ma che è così terribilmente umano da non poter essere condannato.

Tim Robbins, Dave (Oscar anche lui, miglior attore non protagonista), in una parte difficile e delicata, struggente. Interprete di una follia appena al di sotto della normalità. Di una spaccatura interiore che, lungi dal rimarginarsi, col tempo non fa che allargarsi in una voragine nera che si porta via tutto.

E poi Kevin Bacon, Sean (che, tra parentesi, sembra esser stato congelato da qualche parte perché non è quasi cambiato rispetto a dieci anni prima), e Lawrence Fishburne.

Inoltre, a dispetto di quella che può essere la prima impressione, MR non è un film esclusivamente maschile, né, tanto meno, come qualche critico di miopissime vedute ha insinuato, un film maschilista. I due personaggi femminili sono due capolavori e per buona parte del film costituiscono il motore – anche qui, nel bene e nel male – degli eventi. Entrambe sono attrici che normalmente non amo in modo particolare ma in questo caso non posso che restare ancora una volta ammirata di fronte alla perfetta calibratura dei ruoli. Laura Linney nei panni della moglie di Jimmy, forte e imperturbabile come il suo uomo, e Marcia Gay Harden (che finirò col detestare seriamente se non mi riuscirà di vederla in un ruolo positivo – al momento per me lei è Mother Carmody, non ci posso fare niente), moglie di Dave, così lontana e incapace di capire quello che sta vivendo.

L’equilibrio di tutto il film è perfetto. Eastwood mette in scena sentimenti ed emozioni laceranti senza mai cadere nelle insidie del pathos e dei cliché.

Alla base c’è il romanzo omonimo di Dennis Lehane (autore anche di Shutter Island) che io non ho letto e che non so se voglio effettivamente procurarmi. Non riesco a immaginare una maggiore potenza visiva ed emotiva di quella resa dai personaggi modellati da Eastwood.

Ripeto ancora. Un gran film. Da vedere assolutamente. 

Their daddy is a king. And a king knows what to do and does it.

Cinematografo & Imdb.

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