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Archive for the ‘2007’ Category

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Un freddo cane, fuori del normale, inchioda la città. I vecchi commentano che potrebbe essere il giorno più freddo del mondo. Il sole sembra scomparso per sempre. Il vento è sferzante, i fiocchi di neve sono più leggeri dell’aria. BIANCO! BIANCO! BIANCO! Esplosione sorda. Non si vede altro. Le case ricordano locomotive a vapore, il fumo grigiastro che esala dai camini fa scintillare un cielo d’acciaio.

Ed è in questa notte più fredda del mondo che, in una casetta abbarbicata sulla collina più alta di Edimburgo, viene alla luce Jack, tratto dal ventre di una madre giovanissima e impaurita e affidato alle sapienti mani della strana dottoressa Madeleine. Un po’ strega, un po’ levatrice, Madeleine si accorge che il cuore del piccolo Jack non batte perché è congelato e rimedia nell’unico modo che le viene in mente con quello che ha a portata di mano. Con dita abili e veloci sostituisce il cuore del piccolo con un orologio a cucù. Collega vene e meccanismi, carne e legno, nervi e ingranaggi.

Il piccolo Jack è salvo.
Avere per cuore un orologio a cucù presenta però qualche inconveniente.
Il ticchettio, per dirne una. Che, per giunta, aumenta in modo imbarazzante quando meno sarebbe opportuno.
E poi, un orologio di legno, per quanto preciso possa essere, deve essere ricaricato regolarmente.
E, non ultimo, è anche piuttosto fragile. Non si può pensare che regga gli sforzi e le emozioni di un cuore normale.

Uno, non toccare le lancette.
Due, domina la rabbia.
Tre, non innamorarti mai e poi mai.
Altrimenti, nell’orologio del tuo cuore la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle,
le tue ossa si frantumeranno,
e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi. 

Queste sono le condizioni. Ma non si può pensare di vivere al riparo dalle emozioni.
Ed è così che quando Jack per caso si imbatte in una piccola meravigliosa cantante andalusa dalla voce da usignolo e dalla vista debole, tutto si capovolge e tutto precipita.
Improvvisati duelli d’amore nel cortile di una scuola e un viaggio rocambolesco in giro per l’Europa, passando per Parigi e approdando a Granada.
Jack sa che rischia di compromettere irrimediabilmente il delicato meccanismo del suo cuore ma è disposto a tutto per la sua bella Acacia.

Mathias Malzieu dà vita ad una favola surreale, divertente e malinconica sugli effetti collaterali dell’amore e dei sentimenti in generale. Nel suo tono strano e negli accostamenti improbabili di immagini e parole si incrociano le invenzioni potenti e visionarie di un Méliès vagabondo e le elucubrazioni tristi di un solitario (e poteva essere altrimenti?) Jack lo Squartatore a fare da cornice e contorno alle avventure incoscienti del giovane Jack.

Bello. Mi è piaciuto molto. E se, ad una prima lettura, ho avuto qualche perplessità sul finale, più ci penso e più mi rendo conto che non avrebbe potuto essere diverso. E’ un finale perfetto per la storia.

Una curiosità. Il libro di Malzieu esce nel 2007 che è anche l’anno di uscita de La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, di Brian Selznick dove, di nuovo, Georges Méliès compare come personaggio.
Non ho tuttavia idea di quali siano i rapporti tra i due autori e i due libri né se si tratti di qualcosa di più di una semplice coincidenza.

Nel 2013 è anche uscito Jack et la mécanique du cœur, film d’animazione (dai toni squisitamente burtoniani direi) tratto dal libro, sceneggiato e codiretto dallo stesso Malzieu che, con il suo gruppo, i Dionysos, ne ha composto e interpretato anche la colonna sonora.

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Bè? Adesso devo pure cominciare io?

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E va bene. Cosa c’é che non va?

Niente

Sì, si vede. Cos’è successo?

Soffro.

Immagino.

Senti, se devi fare del sarcasmo lasciamo perdere eh.

Ok, ok. Soffri. E la causa di tanta sofferenza?

Ieri era il 18 marzo.

Ah. E quindi?

E cheppalle, ma non lo leggi il blog?

Dovevano uscire Suede e Kodaline.

E quindi?

E quindi sono andata a cercarli.

E…?

Feltrinelli.

Suede…sì, risulta l’album ma non ci è stato consegnato. Anzi non è stato proprio consegnato in tutta Italia.

Kodaline…con la C?

Con la K.

mmmm…non mi risultano proprio

Fnac.

Suede…(con tono risentito) no, al massimo l’uscita sarà domani perché di lunedì non esce mai niente (quarta legge della termodinamica?)

Ma veramente sul sito c’è scritto…

E’ sbagliato! (col tono di chi sta enunciando la cosa più ovvia del mondo)

No, comunque non mi risultano. Ma a volte escono prima all’estero. Possono metterci anche due mesi ad arrivare in Italia

(a quel punto ero già accasciata sotto il bancone)

Kodaline? Con la y?

No, con la i normale.

Non risulta neanche il nome.

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Che poi, sugli Suede va detto che ho preso una mezza cantonata io perché il 18 è la data di uscita ufficiale ma l’album è disponibile solo online. Nei punti vendita arriverà il 30 marzo.

Ciò non toglie che ho dovuto in qualche modo consolarmi e quindi mi sono sfogata arraffando queste due belle Deluxe Editions che mi guardavano curiose e amichevoli dallo scaffale.

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Poi. Visto che ieri si parlava di lui.

allen

Non l’ho ancora letto tutto quindi questa non è una vera e propria recensione. Lo consiglio a chiunque ami il regista perché è veramente una miniera di aneddoti, curiosità, retroscena di come sono nati i suoi film, tutti raccontati da Allen stesso in modo informale e diretto nel corso di quasi trentasei anni di carriera, dal 1971 al 2007, anno della pubblicazione.

A proposito di Match Point (2005).

EL: Hai provato una sensazione liberatoria lavorando a Londra, in un ambiente completamente nuovo?

WA: Non è stato liberatorio. Io mi sento sempre liberato. Giro solo a New York perché sono pigro e mi rimane comodo. Mi piace mangiare nei miei ristoranti preferiti e dormire nel mio letto, in fondo la verità è solo questa. Adoro trascorrere una settimana di vacanza a Londra per andare a teatro o vedere amici, ma non avevo tutta questa voglia di fermarmi diversi mesi. Invece è stata un’esperienza talmente positiva che la ripeterò quest’estate.

La mia impressione è che potrei girare i miei film ovunque. Ho girato con delle troupe in Ungheria; ho girato con delle troupe in Italia e in Francia. Come ho già detto, senza alcun intento faceto, il cinema non è astrofisica. Non è il lavoro più astruso del mondo. Hai la tua sceneggiatura, le troupe lavorano bene in tutto il mondo, sono professionisti, e sono professionisti a Parigi come lo sono a Budapest, a Londra, a New York o in California. Se conosci il mestiere non è poi così difficile. Basta usare un minimo di buon senso.

Quando il cinema diventa un’esperienza sovrumana infarcita di scatti di ira e assurdità, una scusa per vivere la propria vita in un certo modo, allora si trasforma in una seccatura, a cominciare dalle star che pretendono nel contratto persino il pagamento della massaggiatrice, del truccatore personale, del consulente politico.

Settembre 2005.

EL: Cosa si prova, dopo aver scritto la sceneggiatura, averla interpretata, averla girata per diversi mesi, aver visionato un giornaliero dopo l’altro, a entrare poi in sala di montaggio e doverti guardare, doverti giudicare come attore?

WA: Facilissimo. Ti guardi e dici “Qui sono tremendo”, “In quest’altro punto faccio schifo”, “In questa scena sono assolutamente finto”, “Qui penso di essere andato molto bene, la scena è credibile, sono divertente, non esagero né ammicco troppo.” Non è difficile individuare le parti soddisfacenti. Certo, stando seduto qui con un montatore e magari altre persone, capita ogni tanto di sentirsi dire: “Lo so che ti piace molto il ciak numero due, ma devo proprio dirtelo…” e allora o riguardo, scopro che l’osservazione è corretta e dico: “Bè, d’accordo, se preferisci il numero otto, per me sono buoni entrambi ma usiamo l’otto.”

Non è difficile. I veri guai arrivano quando non sei sorretto dall’ispirazione, quando scopri che hai seguito un’immagine fallace del film nel suo complesso.

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