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Archive for 27 settembre 2018

 

Ad un certo punto potrei diventare spoilerosa. Nel caso avviserò in modo chiaramente riconoscibile. Anche se forse in questo caso più che di spoiler si potrebbe parlare di avvertimenti per evitare di andare a impelagarsi in questo film.

Che fregatura colossale.

Lo aspettavo tantissimo ed ero tutto sommato convinta che, trattandosi sempre dell’ambito Conjuring non sarei rimasta delusa.

Ok, gli Annabelle non sono sicuramente al livello dei due Conjuring originari – sono più prevedibili e, in questo senso, più standard rispetto agli elementi canonici coinvolti – però sono comunque dei dignitosissimi horror. Con un trama coerente sia in sé sia in rapporto al quadro generale.

Se Annabelle è un filone di spin-off che ha origine dal primo film, The Nun doveva approfondire le origini della suora demoniaca del secondo – suora che altro non era che il demone Valak in sembianze blasfeme per – così si disse al tempo – minare la fede di Lorraine.

Oltretutto, incidentalmente, in Annabelle Creation – il secondo – viene anche stabilito un collegamento trasversale tra i due spin-off tramite il personaggio di Suor Charlotte.

Detto ciò, The Nun, che pure aveva buone potenzialità – dovute anche solo banalmente al fatto che, visivamente, la suora è proprio ben riuscita – compie un enorme balzo all’indietro in termini di qualità, tanto da non sembrare neanche associabile al filone Conjuirng cui dovrebbe appartenere.

Siamo nel 1952, in Romania. In un’antica abbazia, il suicidio di una suora attira l’attenzione del Vaticano che manda sul posto ad indagare Padre Burke, un prete dalla lunga esperienza in miracoli e simili, e sorella Irene, una giovane novizia in procinto di prendere i voti.

Fin dal loro arrivo, i due capiscono che c’è qualcosa che non va.

Nel paese presso cui sorge l’abbazia, nessuno vuole avere a che fare con quel luogo. I vecchi sputano per scacciare il demonio e nessuno si avvicina. L’unico che può aiutare la ragazza e il prete è un giovane di origine franco-canadese, soprannominato il francese, che si occupa di portare le scorte di cibo al convento. Non a caso, è lui che ha trovato la suora impiccata.

Ora, l’idea di fondo di per sé non ha niente che non va.

C’è il convento che invece di essere luogo di Dio nasconde una forza del male.

Non sarà l’idea dell’anno in quanto a originalità, ma via, ci poteva stare.

Peccato che non ce ne sia una che funziona, intorno a questa idea.

Il panorama complessivo è un tale disastro di elementi sbagliati che non so neanche da che parte cominciare.

Forse dalla sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti – cosa che, peraltro, davvero non mi spiego, visto che è di Gary Dauberman, lo stesso degli Annabelle e del nuovo It.

O magri potrei partire dalla totale, completa, disarmante assenza di qualsiasi tentativo di connotazione dei personaggi, che sono piatti, unidimensionali e sciatti. Troppo persino per dire che incarnano dei cliché.

Padre Burke ha il carisma di un copriteiera scolorito, il francese è poco più che una macchietta. Sorella Irene è interpretata dalla brava e bella Taissa Farmiga che tuttavia, pur mettendocela tutta, da sola non basta a far funzionare qualcosa.

Oppure potremmo parlare di come, dal momento dell’arrivo all’abbazia fino alla fine, si assista ad un ininterrotto susseguirsi di situazioni pretestuose, scollegate tra loro e assolutamente sconclusionate.

Troppo jumpscare – ma di per sé sarebbe anche il meno, non fosse che a volte il jumpscare arriva pure sfasato rispetto a quello che sta succedendo. Del tipo che ogni tanto piantano un botto giusto per risvegliarti, nel caso nel frattempo fossi caduto in coma.

Troppe sequenze notturne semi-oniriche e slegate – non è che solo perché si parla di fantasmi e paranormale allora vale tutto e possiamo far succedere cose a cazzo. Porcamerda.

Corridoi e visioni della suora – che a forza di vederla bene e in dettaglio finisce col far paura quanto il summenzionato copriteiera.

Preghiere perpetue, croci rovesciate, fantasmi che aiutano e fantasmi che remano contro.

Battute di dubbio gusto che dovrebbero stemperare una tensione che non si crea neanche per sbaglio.

Il prete espertissimo che, manco a dirlo, porta il fardello del senso di colpa per un esorcismo non riuscito e che, sempre in virtù della suddetta esperienza, si fa gabbare da qualunque cosa circoli nell’abbazia, anche i sorci.

La povera sorella Irene che vaga come una turista guardandosi intorno con infruttoso stupore.

Il tutto

SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER

per convergere verso un finale che ridefinisce il concetto di imbarazzante, con tanto di reliquia usata a mo’ di gadget di Final Fantasy (e già è fare un complimento) e una bella sputazzata di sangue di Cristo (giuro!) in faccia al demone per scacciarlo, guadagnando così il trofeo Peggior Cacciata di Demone della storia del cinema – e anche della storia dei demoni.

Demone che, peraltro, essendo dotato di forze e poteri sovrumani, non trova niente di meglio che tentare di far fuori Taissa a mani nude, cercando di strozzarla e annegarla.

Mah.

Io non è che sia troppo esigente per gli horror. Tutto sommato sono di bocca buona e mi garbano tranquillamente anche prodotti di serie dalla C in giù. Davvero, mentre per altri film posso essere oltremodo una pigna in culo, sugli horror tendo a fagocitare indulgentemente qualsiasi cosa.

Però qui non va. Non ci siamo.

Non c’è una cosa che funzioni. Dalla simbologia cristiana spicciola a tutti i possibili cliché d’ambito demonologico.

Un’accozzaglia disordinata di stereotipi e situazioni da manuale appena abbozzate senza cura né coesione.

Le uniche cose carine che funzionano sono i collegamenti con i vari Conjuring e con Annabelle.

Una grossa delusione e un’occasione proprio buttata via.

Oltre che una grossa fonte di incazzatura.

Pessimo.

Cinematografo & Imdb.

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