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Archive for 16 aprile 2018

In una sorta di continuazione ideale degli eventi raccontati da Il Post di Spielberg, con The Silent Man andiamo a ripercorrere la storia del Watergate e di come essa sia venuta alla luce anche grazie all’aiuto fornito a Bob Woodward e Carl Bernstein del Washington Post dall’informatore noto come Gola Profonda.

Peter Landesman ritorna dopo il buon Zona d’ombra del 2015 e mette insieme un thriller di cronaca dai toni asciutti e dal ritmo lineare.

Un immenso Liam Neeson veste i panni di Mark Felt che dopo la morte di J.E.Hoover si trova a dover fare i conti con le ingerenze della Casa Bianca nella direzione dell’FBI e con un drastico cambio di gestione delle politiche di indagine.

Lo scandalo Watergate è una copertura, serve per distogliere l’attenzione ma da cosa?

Anni di segreti, di registri, di ordini e di manipolazioni.

Dopo anni – trenta – al servizio di un’istituzione in cui crede profondamente, Mark Felt si trova sull’orlo di una voragine che si spalanca ai suoi piedi e promette di inghiottirsi tutto. Lealtà, onestà, integrità, idealismo.

L’unico modo per rimanere fedele a ciò in cui ha sempre creduto è tradire tutto ciò in cui ha sempre creduto, ed è così che Felt diventa gradualmente uno degli informatori più famosi della storia.

“Gola Profonda” fu il soprannome che gli venne attribuito, che lo rese celebre e che permise la scoperta e la divulgazione di materiale e notizie di portata storica e di potenza devastante.

Il bel volto espressivo di Liam Neeson regge quasi in solitaria tutto il film, in quello che oltre ad essere lo spaccato di uno dei momenti più bui della politica americana recente, è anche il ritratto di un uomo tormentato, combattuto e schiacciato dai suoi fantasmi, dai suoi ideali e da un sistema ormai impazzito.

Accanto a Neeson, Diane Lane – sua moglie – e anche Bruce Greenwood –  curiosamente presente anche in The Post.

Se da un lato il personaggio di Felt non avrebbe potuto avere ruolo e spazio migliori, difetti del film sono sicuramente una certa lentezza e una certa eccessiva pacatezza di toni. Ben lungi dal voler scadere nel solito format narrativo paragiornalistico dal ritmo serrato e dai personaggi ostentatamente accattivanti, resta il fatto che un po’ più di pathos, empatia, emotività avrebbero conferito al film un’altra carica.

Così com’è rimane un film interessante, ben strutturato e con un’ottima interpretazione ma un po’ carente dal punto di vista del coinvolgimento.

Cinematografo & Imdb.

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