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Archive for 1 febbraio 2016

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Credo di essere perseguitata da Edgar Ramirez. A mala pena ricordavo chi fosse per la sua parte del prete esorcista in Liberaci dal Male e adesso son riuscita a beccarmelo a tradimento in due film di seguito.

Oggi pomeriggio, in Joy, faceva la parte dell’ex-marito e amico di Jennifer Lawrence e tre giorni fa era Bodhi nel discutibile e immondo (sedicente) remake di Point Break.

Ok. Tralasciamo per favore il fatto che sono andata a vedere il remake di Point Break. Ci bestemmierò con dovizia di turpiloquio Ne parlerò più diffusamente nei prossimi giorni.

Chiusa la parentesi Edgar Ramirez.

Joy.

Regia di David O. Russell che, visti i buoni risultati degli ultimi anni, non molla la formula vincente Lawrence-Cooper-De Niro e mischia il tutto in salsa bio.

Ecco. Apro un attimo un’altra parentesi sulla questione biografica.

Joy è tratto da una storia vera ed è la vera storia di Joy Mangano.

Evidentemente però devo essermi persa qualcosa perché questo particolare non viene mai esplicitato né prima né dopo il film. Neanche un disclaimer piccolo piccolo. Boh, poi magari me lo son perso io eh, in quella terra di nessuno che è il momento in cui cominciano a scorrere i titoli di coda e la maggior parte della gente in sala viene colta dal bisogno insopprimibile di alzarsi in piedi e rimanere impalato a vestirsi proprio di fronte a te che invece i titoli di coda li guardi. Quindi, per carità, possibile che l’abbia perso io.

Però neanche all’inizio han detto niente.

E in un periodo in cui il tratto da una storia vera sembra quasi d’obbligo anche quando il legame con la realtà è discutibile, in un decennio in cui, se è vero attira di più, e quindi chissenefrega se non lo è poi così tanto, e in cui se non fai almeno un biopic non sei nessuno, ecco, l’ho trovato quanto meno strano il fatto che questo aspetto non fosse menzionato.

Ho pensato, manco a farlo apposta, a una questione di diritti o di autorizzazioni ma la vera Joy Mangano figura tra i produttori quindi direi che l’ipotesi non ha senso.

Morale. Non lo so.

Mi pare quanto meno ingiusto che solo perché non sei Steve Jobs allora la tua biografia può anche passare per una storia qualsiasi. Mah.

E comunque è una storia vera, anche se non lo dicono.

Chiusa anche la parentesi bio.

Joy ai Globes è stato venduto come commedia ma immagino per carenza di categorie, visto che di commedia ha ben poco. Non che sia un film drammatico, ma di certo non è un film leggero.

Joy fin da piccola ha la passione – e l’inclinazione – per inventare cose. Cose strane, cose a cui nessuno aveva mai pensato. Viene da una famiglia complicata della quale porta interamente il peso. Ha due matrimoni sbagliati alle spalle, il suo e quello dei suoi genitori, due figli che fatica a mantenere, un lavoro che non basta a pagare i debiti e una nonna che crede in lei oltre ogni ragionevolezza. Suo padre è in cerca di una nuova compagna, sua madre vive guardando soap opera e il suo ex marito vive nel seminterrato perché non ha altro posto dove andare. Ah sì. E c’è anche una sorellastra stronza.

Insomma, non ce n’è una che vada per il verso giusto.

E poi arriva un’idea.

E la caparbietà di portarla avanti nonostante tutto. Nonostante l’ostilità, la stupidità e la cattiveria anche di quasi tutti coloro che dovrebbero sostenerla. Nonostante le umiliazioni, i fallimenti, le ingiustizie.

Forse sembra la classica storia da sogno americano. Da tutti-ce-la-possiamo-fare e via così. E forse sì, un po’ lo è.

Però non te ne accorgi, quando guardi il film.

Perché è tutto molto ben costruito. La sceneggiatura è equilibrata, realistica e impietosa. Non vieni preso dallo slancio idealistico americano standard perché è tale lo sconforto per la situazione di Joy che non c’è veramente niente di idealistico.

Cast ottimo senza eccezioni.

La Jennifer è al suo terzo Globe e alla sua quarta nomination all’Oscar e direi che è tutto ampiamente meritato. Non è facile il suo ruolo. E’ una parte delicata e fortemente a rischio di diventare stucchevole o stereotipata ma lei la tiene su bene dall’inizio alla fine. E’ asciutta, essenziale, autoironica anche, e mai autocompiacente. Mi è piaciuta parecchio, davvero.

Cooper è bravo ma nella media, anche perché il suo ruolo non è particolarmente impegnativo. Spicca sicuramente di più Ramirez, che è un po’ la sorpresa di questo film.

Di De Niro è persin superfluo parlare. Peccato solo che il suo personaggio faccia venir voglia di prenderlo a badilate.

Nel complesso Joy è un film coinvolgente ed equilibrato. Per quel che mi riguarda, al di sopra delle aspettative create dai trailer.

Da vedere.

Cinematografo & Imdb.

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Jennifer Lawrence and Bradley Cooper in JOY.

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