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Archive for 12 febbraio 2015

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Stavo spulciando le curiosità relative a questo film e leggevo che la parte più faticosa per il povero Robert Redford – che ormai ha 76 anni pure lui – non è stata tanto il fatto di rinunciare quasi interamente agli stuntmen, quanto piuttosto l’essere costantemente lavato, immerso, spruzzato, bagnato per la quasi totalità delle riprese. Mi ha fatto sorridere perché è una delle prime cose che ho detto intanto che vedevo il film…’secondo me Redford ci ha ancora i reumatismi adesso’. Che si ha un bell’obiettare che tanto la piscina sarà stata riscaldata e via dicendo, intanto sono sempre ore e ore di riprese bagnato fradicio. Povero Robert.

Presentato fuori concorso a Cannes 2013, All is Lost è il secondo lavoro di J.C. Chandor, regista, nel 2011, di Margin Call – che ho sempre il lista tra i film che voglio assolutamente recuperarmi.

105 minuti di durata per un copione lungo solo 32 pagine e quasi interamente privo di dialoghi. Una sorta di vecchio e il mare senza però particolari velleità di approfondimento. Un curioso esperimento che vuole palesemente essere qualcosa di diverso ma ha l’intelligenza di non calcare troppo su questo aspetto. Di non attribuirsi pretese eccessive né da un punto di vista tecnico né di significato. Una storia. Raccontata attraverso il susseguirsi logico consequenziale di eventi plausibili e scolpita sul volto segnato ed espressivo di un Redford che risulta incredibilmente a suo agio nella parte.

Non ci sono motivazioni. Non ci sono retroscena da costruire. L’unico accenno ad una realtà diversa da quella presente sono le parole iniziali. Dopo di che ci sono solo i fatti.

Un uomo da solo su una barca e quello che il mare decide di riservargli.

Un uomo. Non un eroe.

Un uomo di una certa età. Con palesemente esperienza e perizia a suo vantaggio e una chiara abitudine ad essere solo, ma con i movimenti che tradiscono una lentezza e una mancanza di fluidità dovute all’età.

Un uomo del quale, in realtà, non si sa nulla e si continua a non sapere quasi nulla se non quello che si evince dalla lucida precisione dei suoi gesti.

Ero perplessa quando avevo visto il trailer perché, onestamente, non sapevo bene cosa aspettarmi. Se l’ennesima versione di Cast Away o una variante di Open Water. Poi, ovviamente, nelle sale è stato qualcosa come tre giorni e non avevo fatto in tempo neanche a pormi il problema di andare a vederlo o meno.

L’ho recuperato per caso in offerta e devo dire che non mi è dispiaciuto. E’ risultato più coinvolgente di quanto mi aspettassi. Non so se è merito di Redford o del quieto realismo con cui tutto è rappresentato. Per dire,  ci sono situazioni estreme ma non estremi eroismi che sarebbe fin troppo facile infilare in questo genere di film. L’approccio è apprezzabilmente molto poco hollywoodiano.

Tra le locations delle riprese, Ensenada, Baja California Norte, Fox Baja Studios, Rosarito, Baja California Norte, Rosarito Beach, Baja California, tutto in Messico, che, per la cronaca, significa la stessa piscinona e gli stessi studi delle riprese del Titanic di James Cameron.

Cinematografo & Imdb.

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