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Archive for 16 giugno 2014

la-nost

Il primo dei miei fu il Giappone. Cominciai a narrarlo a me stessa quando mi strapparono di lì, all’età di cinque anni. Molto presto, le lacune della mia storia mi misero in difficoltà. Che cosa potevo dire del paese che avevo creduto di conoscere e che, con il passare degli anni, si allontanava sempre di più dal mio corpo e dalla mia testa? 

Non c’è stato un momento in cui ho deciso di inventare. Succede e basta. Non si è mai trattato di insinuare il falso nel vero, né di attribuire alla verità una parvenza di falsità. Quanto si è vissuto lascia una musica nel cuore: è quella musica che ci si sforza di ascoltare tramite il racconto. Si tratta di scrivere questo suono con i mezzi del linguaggio. Un’operazione che presuppone tagli e approssimazioni. Si sfronda per mettere a nudo il turbamento che ci ha conquistati.

Il racconto del ritorno di Amélie al suo amato Giappone. Un viaggio sentimentale nel vero senso del termine perché più che la componente geografica a dominare è il percorso emozionale di Amélie.

Un viaggio a ritroso nei luoghi della sua infanzia e prima giovinezza che è al tempo stesso confronto con se stessa – perché al ricordo che abbiamo del passato non corrisponde sempre la realtà del passato stesso – e, in certa misura, espiazione – perché tutti abbiamo qualcosa di sospeso nel nostro passato.

Il ritrovamento della tata, Nishio-san, vera seconda madre per Amélie, e l’incontro con Rinri, il fidanzato dei suoi vent’anni.

Ritrovarsi è un fenomeno così complesso che andrebbe affrontato soltanto dopo un lungo apprendistato, oppure bisognerebbe semplicemente proibirlo.

I ricordi che affiorano e vanno a colmare le lacune laddove il tempo e la distanza hanno compiuto il loro lavoro di tarme sulla trama della memoria.

Il continuo trovarsi combattuta tra due culture profondamente diverse e il radicato senso di appartenenza ad entrambe.

Il concetto di Natsukashii, nostalgia felice, così estraneo alla mentalità occidentale. La serena accettazione del fatto che ciò che si è perso, si è lasciato, non ci verrà dato una seconda volta. L’essere in pace con ciò che è passato unito allo struggimento che ci lega ad esso.

E la consueta, cinica, divertita ironia di Amélie, prima di tutto nei confronti di se stessa.

La sua capacità di raccontarsi dal più profondo della sua interiorità e di mantenere al contempo su se stessa uno sguardo esterno, lucido, a tratti ironicamente condiscendente.

E’ una legge immutabile dell’universo: se ci è dato di provare un’emozione forte e nobile, un grottesco incidente arriva subito a rovinarla.

Bello. Diverso da tutti i suoi romanzi ma intimamente legato ad essi.

Il ritorno di Amélie in Giappone è stato anche documentato nel cortometraggio di Laureline Amanieux e Luca Chiari, Une vie entre deux eaux.

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