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Archive for 30 settembre 2013

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Son stata indecisa fino all’ultimo su questo film. Non tanto per il tema in sé, ché anche se son decisamente più per le due ruote che per le quattro, la Formula 1, soprattutto quella storica, ha comunque la sua attrattiva.

Il problema è che questo genere di film – quelli che trasudano eroismo già da ogni singolo secondo del trailer per capirci – sono terribilmente a rischio. Rischio di finire nel cliché più che abusato dello sport come mezzo salvifico e redentore di qualsiasi colpa. Rischio di scadere in quella distorta idealizzazione della competizione intesa come reale metro di misura di se stessi in toto. Rischio di una maldestra mescolanza di tutti questi elementi che, generalmente condita con un po’ di love story di sottofondo offre come risultato in tavola in classico e indigesto polpettone che ti deve far commuovere per forza. L’eroismo è un tema che difficilmente esce fuori dall’ovvietà.

E’ pur vero che il nome di Ron Howard una soglia minima di professionalità la garantisce sempre – sì, ok, sto volutamente ignorando tutta la faccenda dell’antimateria di Angeli e Demoni.

Rush è un gran bel film, questo va detto prima di ogni altra cosa. Forse non mi sento di poter dire che è al cento percento al di fuori dei cliché che il suo genere richiama (e richiede), ma di certo ne sfrutta al meglio le potenzialità, spogliandoli della parte maggiormente scontata.

La storia che racconta è nota a tutti. La rivalità tra Niki Lauda e James Hunt fino al mondiale del ’76 e al tragico incidente in cui Lauda rimase gravemente ustionato.

Non è facile raccontare una storia molto conosciuta. Son sempre tutti pronti a scovare l’errore nella ricostruzione dei fatti. Oltretutto, trattandosi di gare, non è facile trasmettere suspense nel raccontare qualcosa che si sa già come va a finire. Io per prima sono una fissata del non sapere i risultati di una competizione di qualsiasi tipo prima di averla vista.

Howard ha mestiere e si vede perché gestisce in modo esemplare tutta una serie di elementi che, se sbagliati, avrebbero potuto rendere il film mortalmente noioso.

Le gare, per prime. Banalmente, riprodurre in un film una gara di Formula 1 rischia di diventare una patetica scimmiottatura delle vere gare che si vedono in tv quasi settimanalmente. Howard sceglie invece di non riprendere veramente le corse. Quando i piloti corrono parte un susseguirsi di immagini velocissime e estremamente ravvicinate di parti delle macchine, dei motori, dei piloti stessi. Inquadrature storte e montate in modo discontinuo. Non si capisce niente della gara di per sé, ma non è importante perché tanto il risultato si sa comunque. Quello che conta è l’effetto adrenalinico trasmesso da questo genere di riprese, qualcosa che vorrebbe essere vicino alle sensazioni stesse della corsa. Oltretutto sono inquadrature esteticamente curate in modo maniacale. Sono perfette e bellissime.

Grandi macchine, sia in pista sia fuori. Ottima ricostruzione della vicenda, fedele fin nel dettaglio per quanto riguarda i fatti automobilistici. Non ho modo di verificare l’attendibilità di quegli elementi che riguardano invece l’aneddotica privata anche se i toni non diventano mai eccessivamente sentimentali e questo è un bene in ogni caso.

Cast estremamente valido e soprattutto molto azzeccato per le parti. Daniel Brühl nei panni di Lauda è piaciuto persino a Lauda stesso, mentre Chris Hemsworth  – una volta superata la fase di attesa per la ricomparsa del mantello rosso di Thor – si conferma in grado di recitare davvero anche senza dover picchiare qualcuno o lanciare martelli.

Bellissima anche la ricostruzione non solo a livello meccanico ma dal punto di vista dell’atmosfera che si respirava in quegli anni intorno alla Formula 1, quando parlare di eroismo era forse un po’ eccessivo, ma non così fuori luogo.

Howard racconta le gesta di due cavalieri d’altri tempi, quando correre richiedeva ancora più coraggio di quello che richiede oggi; ma soprattutto racconta una vicenda umanissima di superamento dei propri limiti. Una storia di correttezza, rispetto e perché no, anche amicizia.

Rush è un film che appassiona senza bisogno di romanzare eccessivamente i fatti che racconta ed è un film che coinvolge anche chi di Formula 1 abbia conoscenze vaghe o nulle.

E’ un film di grande pathos raggiunto senza bisogno di eccessi o di forzature. Ben costruito, ha una struttura solida e semplice che funziona senza bisogno di ricorrere ad ulteriori espedienti narrativi che non siano la storia stessa.

Da vedere, davvero. Non mi aspettavo un brutto film, ma pensavo che sarebbe stato più banale. Invece è una gran prova di equilibrio per il regista, oltre che un meritato tributo a quegli anni e quei piloti.

Cinematografo & Imdb.

RUSH

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