Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 23 gennaio 2013

niceville_copertina

Dalla quarta di copertina.

Benvenuti a Niceville, una piccola cittadina del Sud degli Stati Uniti, circondata dal verde delle colline, popolata di alberi e di antiche ville coloniali… E abitata dal male.

Nella sue strade deserte, illuminate dalla luce seppiata del pomeriggio che inonda prati perfettamente curati, da anni ormai  troppa gente sparisce nel nulla.

Come Rainey Teague, di appena dieci anni, che la madre aspetta invano di veder spuntare lungo il vialetto di casa, strascicando i piedi come ogni giorno dopo la scuola. Quando scatta l’allarme della sua scomparsa, la polizia si mobilita in massa, anche se non c’è nessun indizio da seguire.

O quasi.

Perché a Niceville ogni famiglia nasconde un segreto.

La scomparsa di Rainey è soltanto il primo anello di una catena di avvenimenti che nel giro di sole trentasei ore travolgeranno la vita di molte persone. Soprattutto quella di Nick Kavanaugh, un poliziotto con un lato oscuro, e di sua moglie Kate, appartenente ad una delle più antiche famiglie di Niceville.

Una realtà agghiacciante sta per riemergere, e nessuno può fare nulla per impedirlo.

Perché a Niceville niente rimane sepolto per sempre.

No, non siamo a Derry. Siamo a Niceville.

E anche se leggendo la trama non si può fare a meno di pensare a King, di fatto il libro di Carsten Stroud non potrebbe esserne più lontano. Come stile di scrittura innanzi tutto. E anche come storia, che si rivela essere parecchio diversa da come la presentazione lasciava (volutamente?) intendere.

Sì, c’è l’elemento piccola-città-custode-di-torbidi-e-malefici-segreti, ma fin dalle prime pagine viene stroncata del tutto qualsiasi velleità associativa con il caro vecchio zio Steve.

Il che può essere un bene o un male, a seconda di quello che ci si aspetta.

Un bene sicuramente perchè, davvero, non sappiamo che farcene dell’ennesimo aspirante Re.

Un male (almeno nel mio caso) perchè personalmente credo che la mia reazione piuttosto fredda nei confronti di questo libro possa essere dovuta in parte anche al divario tra le mie aspettative kinghiane e quello che effettivamente mi sono trovata davanti. In parole povere, avrei preferito una presentazione priva di questo tipo di richiamo.

Intendiamoci, è un buon libro, ben scritto, scorrevole, avvincente. Si articola in diversi filoni narrativi volti a convergere verso un unico nodo finale. E c’è questo elemento dello svolgersi tutto nell’arco di tre giorni che contribuisce a creare tensione. Ma. C’è qualcosa che gli impedisce di fare il salto e di essere uno di quei libri da cui non riesci a scollarti.

Magari è solo l’aspetto “gangster” – non esattamente il genere che preferisco (e peraltro reso in modo molto accurato, quasi cinematografico) – a non avermi coinvolta particolarmente. Ma mi è comunque rimasta la sensazione di una certa debolezza nei collegamenti. Non a livello logico. Non ci sono buchi strutturali di trama. E’ proprio più un discorso di rappresentazione di questa trama. Alcuni elementi chiave, soprattutto riguardanti la ricostruzione di eventi passati, avrebbero dovuto, secondo me, essere distribuiti diversamente. A volte sono inseriti in modo troppo repentino in mezzo ad altri avvenimenti e se ne perde un po’ l’effettiva importanza.

Da un punto di vista dello stile, la scrittura di Stroud è senza dubbio scorrevole e asciutta. Poco descrittiva e molto centrata sulla narrazione, il che è un grosso pregio in questo genere di romanzi.

Di sicuro c’è che voglio andare a lezione di similitudini dall’autore. Mentre leggevo sono stata tentata di prendere nota ma poi non l’ho fatto, per cui al momento non ho citazioni da sfoderare, ma nelle descrizioni spesso e volentieri si incontrano dei paragoni a dir poco geniali.

In definitiva. Lo consiglio? Sì. Mi aspettavo forse qualcosetta in più (complici anche diverse recensioni entusiaste in cui ero incappata) ma si legge comunque volentieri.

Annunci

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: