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Archive for 28 novembre 2012

Andando a parafrasare un ben noto proverbio si potrebbe dire che le giornate di merda sono come le chiappe: ognuno ha le sue. Ecco. Che poi, diciamo la verità. Fosse la giornata, ma la realtà è che questa settimana è cominciata male che di più non si può e se va avanti di questo passo il video di venerdì sarà qualcosa di Nick Cave – cosa che, va da sè, è indice di condizioni mentali pessime.

Detto ciò, cercando di non soffermarmi su quelle curiose dinamiche che inevitabilmente rendono i rapporti interpersonali materia deteriorabile e sull’altrettanto inevitabile tendenza che hanno gli ombrelli a scomparire, manco fossimo in una puntata di X-Files (uh, X-Files, un giorno o l’altro ci farò un mega post – ti prego, darling, non esagerare con gli off topics – oh, ok) ed evitando anche di dilungarmi ulteriormente su quanto il mio cattivo umore sia ancora in piena fase crescente (ecco, a questo punto hai perso un buon trenta percento dei lettori se non altro perchè questa frase sta diventando davvero troppo lunga), passo finalmente al post di oggi. Sempre che riesca a rimanere concentrata e a non ficcarci in mezzo qualche altro sproloquio.

Il Cigno Nero, 2010. Darren Aronofsky.

Visto al cinema appena uscito e rivisto nel weekend. Che mi fosse piaciuto me lo ricordavo. Non mi ricordavo quanto questo film fosse incredibilmente bello in ogni dettaglio.

Nina Sayers (Natalie Portman) è una ballerina professionista fragile e bella. Vive esclusivamente per il balletto, in una dimensione al tempo stesso ovattata e ossessiva, alla costante ricerca della perfezione tecnica dei suoi gesti. Unica presenza nella sua vita, la madre. Ex ballerina lei stessa, custode e carceriera che proietta sulla figlia le frustrazioni per il fallimento della sua carriera, ma al tempo stesso non riesce ad accettare neanche l’idea che la figlia raggiunga quel successo che lei non ha avuto. Il suo atteggiamento è in qualche modo sospetto fin da subito, ma se all’inizio può esservi il dubbio di una semplice tendenza iperprotettiva, gradualmente emergono elementi sempre più inquietanti.

La scena della torta, da questo punto di vista, rappresenta una sorta di spartiacque. Quel breve scambio di battute in cucina – la madre che si offende perché Nina ha lo stomaco chiuso per la tensione e non vuole assaggiare la torta, quindi, con un improvviso gesto di stizza, fa per buttarla via e le scuse precipitose di Nina – costituisce uno dei primi momenti estremamente rivelatori di tutto il film. Erica è fondamentalmente pazza e Nina è totalmente succube di questa figura instabile, possessiva, squilibrata.

La debolezza di Nina nel rapporto con la madre è un altro elemento chiave.

Quando la ragazza ottiene dal direttore artistico e suo maestro (Vincent Cassel) nella compagnia di ballo il ruolo di Odette nella nuova versione de Il lago dei cigni, si scatena in lei una lotta che va ben oltre i limiti del dramma psicologico. La necessità di dover interpretare due ruoli diametralmente opposti, il Cigno Bianco e il Cigno Nero, la fa sprofondare in un abisso interiore dove ogni nascondiglio crolla e i suoi fantasmi escono allo scoperto.

Il Cigno Bianco è totalmente adatto a lei. E’ la purezza, la perfezione tecnica, la bellezza algida. Il Cigno Nero rappresenta invece una torbida e prepotente sensualità che Nina non riesce a tirare fuori perchè vorrebbe dire liberare la parte cattiva, la parte egoista, la parte non succube delle costrizioni che lei per prima si impone. Si scatena dunque – con il discutibile ma a suo modo efficace incoraggiamento del suo maestro – una lotta che è tanto mentale quanto fisica tra le due parti che coesistono nel corpo di Nina e che sembrano non riuscire più a condividere lo stesso involucro di carne.

La fisicità è fondamentale in tutto il film. Quella realistica e impietosa delle ferite e dei dolori provocati dagli allenamenti. Quella simbolica ma anch’essa concretissima della metamorfosi di Nina da Cigno Bianco a Cigno Nero. Il Cigno Nero si fa fisicamente strada dentro il corpo di Nina per emergere, per raggiungere la superficie dalle profondità in cui lei lo aveva relegato. Che molte di queste manifestazioni fisiche siano di fatto una sorta di allucinazione non è rilevante. Esse vengono vissute come reali da Nina e pertanto sono anch’esse reali.

L’assoluta parità, a livello di rappresentazione, tra il piano allucinatorio e quello reale man mano che la condizione psichica della ragazza si fa sempre più vicina al punto di rottura, è uno degli aspetti che rendono questo film di grande valore per il fatto di essere ben più di una mera scelta stilistica ma un elemento intrinsecamente legato al significato.

La valenza simbolica della duplicità del ruolo potrebbe essere quasi banale se riassunta in breve ma è il modo in cui essa viene interpretata a sfruttarne magistralmente le potenzialità.

E’ un capolavoro di morbosità, un thriller psicologico che, oltretutto, presenta diverse (parecchie in verità) concessioni ai canoni dell’horror – le due scene di Beth all’ospedale, la visione, sempre di Beth, in cucina, l’ambiguità della figura di Lily (Mila Kunis) – una reale persecutrice o l’ennesima proiezione mentale di Nina? – le immagini negli specchi.

In generale in tutto il film c’è una quantità enorme di riprese riflesse negli specchi, non solo per le scene più inquietanti, ma per accentuare ulteriormente la frammentazione e la relatività della realtà in cui vive la protagonista. Non si sa mai se quello che si guarda è l’oggetto in sè o il suo riflesso, o il riflesso di un riflesso che magari lo capovolge e lo distorce.

Oscar più che meritato per Natalie Portman che, oltre ad essere bellissima e fisicamente perfetta per il ruolo, dimostra una bravura impressionante. Sul suo volto – e nel suo corpo – si legge ogni singolo passaggio di tutto il dramma interiore che la sta lacerando. La scena dell’ultimo trucco in camerino, con il cerone bianco spalmato sulle lacrime è qualcosa di fantastico per il modo in cui sembra che lei non stia applicando solo un trucco ma proprio un’espressione sul suo volto.

Bè, dai, visto che sono arrivata alla fine del post senza metterci in mezzo altre cazzate posso premiarmi e aggiungerne ancora qualcuna (se proprio insisti…sia mai che ti sia scappato qualcosa di intelligente sul film e ne rimanga traccia).

Cose che possono ancora andare storte prima che la settimana finisca (limitiamoci alle prime tre che ti vengono in mente, pleeeeease).

Che non riesca a sconfiggere Kyrie.

Che le ff che seguo non vengano aggiornate.

Che si inchiodi internet.

Cinematografo & Imdb.

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