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Archive for 27 novembre 2012

Un po’ The Box, e un po’ quella che immagino possa diventare una lista lunghissima di altri film, se non analoghi, quanto meno accomunabili per trama e principio di base.

Il succo è: siamo controllati da qualcuno che manovra il nostro destino e le nostre scelte. Finché non lo sappiamo va tutto bene ma nel momento in cui sbirciamo accidentalmente dietro le quinte inevitabilmente vogliamo opporci, cambiare le cose, non rassegnarci a quello che è già stato deciso.

David Norris (Matt Damon) è un giovane politico ambizioso e promettente che incappa in un inaspettato ostacolo nella sua carriera (un scandalo in prima pagina) e lo supera grazie alla fortuita ispirazione fornitagli (con tanto di bacio) da una sconosciuta incontrata per caso nel bagno degli uomini.

A distanza di anni incontra di nuovo questa sconosciuta, Elise (Emily Blunt). Ma da questo punto in poi niente sembra più funzionare. C’è qualcuno che si oppone, che non vuole che loro stiano insieme. Qualcuno che doveva fargli rovesciare addosso il caffè per evitare che si rincontrassero e che invece si è addormentato.

Chi ci sia dietro, in realtà, viene rivelato abbastanza presto, già nella prima metà del film, per poi lasciare spazio ad un alternarsi di inseguimenti, fughe, lasciarsi e ritrovarsi, accettare il proprio destino o opporvisi, dilatato nello spazio di diversi anni.

C’è una cosa di cui sono sempre più convinta, ossia che se un buon regista si mette a fare lo sceneggiatore non è detto che il risultato sia valido, mentre se un buon sceneggiatore decide di mettersi dietro la macchina da presa, magari non farà chissà che di originale ma garantisce, in ogni caso, una soglia minima piuttosto alta di buona riuscita, in quanto la struttura portante sarà comunque solida.

E’ un po’ il caso di questo film. George Nolfi (sceneggiatore di Ocean’s Twelve, The Bourne Ultimatum, Timeline) forse non sarà molto personale nell’impostazione della vicenda, ma riesce a mantenere un buon ritmo, soprattutto in relazione alla gestione di salti temporali molto ampi.

Bella l’idea delle porte comunicanti su diversi livelli, resa anche visivamente molto bene.

I guardiani del destino è tratto da un racconto di Philip K. Dick, The Adjustement Team, del 1954.

Devo dirlo che il titolo originale del film (The Adjustement Boureau) era dieci volte meglio? Che era più adatto e più coerente con questa versione burocratica, para-amministrativa, stile servizi segreti dei burattinai dell’umanità? Devo dirlo?

Cinematografo & Imdb.

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