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Archive for 22 ottobre 2012

Ho amato Vassalli da quando la mia professoressa di italiano del liceo mi fece conoscere La Chimera. Un amore che andava ad unirsi a quello preesistente per la poesia di Dino Campana.

E’ uno di quegli autori che continuo a comprare a scatola chiusa. Mi piace quello che scrive e il modo in cui lo scrive. Mi piace l’idea che dà di andarsene fondamentalmente per la sua strada.

Comprare il sole è una favola ambientata nel presente.

La prospettiva della favola è fondamentale, prima ancora della storia, perché fornisce il pretesto per descrivere tutta una serie di elementi e connotazioni, normali per la nostra quotidianità, come eccezionali. La prospettiva favolistica cambia il modo di percepire determinati elementi, li ricopre di una patina di fantastico e allo stesso tempo ne fa emergere quell’assurdità che giustifica il (ed è a sua volta legittimata dal) fatto che si trovino in una favola. E’ un modo garbato ma molto diretto di smascheramento. Un modo di ironizzare su quanto ci prendiamo sul serio e su quanto, da fuori, questa affannata serietà suoni assurda e persino grottesca.

Per molti versi è un’anti-favola. A partire dalla protagonista stessa. Un’eroina che nulla ha dei tratti amabili di una principessa o simili. Nadia Motta, nonostante l’ostentata indulgenza con cui il narratore la tratta – come se volutamente fingesse di essere dalla sua parte –  è in realtà parecchio antipatica. E neanche troppo furba. E tanto più la voce narrante la difende, tanto più la sua stupidità si fa palese.

Allo stesso modo, la falsa logica delle sue azioni, le attira intorno una galleria di personaggi che sono uno peggio dell’altro e che incarnano con studiata esagerazione (ma neanche poi troppa) le diverse tipologie di un umanità gretta, egocentrica e denaro-centrica, che potrebbe essere ridicola se non fosse davvero troppo patetica.

Sotto un tono leggero, quasi svagato, c’è una mira micidiale nel centrare i punti deboli dell’umanità media da centro commerciale (Nadia); di quella da intellettualismi e idealismi preconfezionati (Alessandro, Piero, Stefi); di quella dei sogni pseudo (o post) capitalisti (tutte le figure più o meno legali che intervengono nella gestione della vincita milionaria della protagonista). Un ritratto impietoso di un’umanità fondamentalmente triste e tanto più meschina quanto più si sente grande; come Eros, che se solo volesse…ma per ora non vuole.

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